La Maserati torna a Modena e lascia Grugliasco nell’incertezza
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Redazione Economia
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La decisione di Maserati di riportare la produzione della GranTurismo e della GranCabrio a Modena, dopo il temporaneo trasferimento a Mirafiori, rischia di trascinare con sé un’altra crisi: quella della Lear, azienda fornitrice di sedili che impiega 380 operai a Grugliasco. L’allarme è stato lanciato da Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, che in un comunicato congiunto hanno sottolineato come lo spostamento della produzione «consegni definitivamente all’incertezza» il futuro dello stabilimento Lear, strettamente legato agli assemblaggi della casa del Tridente.
La mossa della Maserati, annunciata ieri con toni trionfali, segna un ritorno alle origini. «Modena è il cuore pulsante del brand», ha dichiarato la casa automobilistica, ricordando che lo stabilimento di viale Ciro Menotti ospiterà nuovamente, a partire dal quarto trimestre del 2025, la produzione delle due iconiche sportive. Un cambiamento che riporta indietro le lancette al 2019, quando l’ultima generazione della GranTurismo – quella spinta dal V8 Ferrari – usciva proprio dagli impianti modenesi.
A Mirafiori, dove la produzione era stata spostata, la gamma aveva invece abbracciato l’elettrificazione con la versione Folgore e il nuovo motore V6 sviluppato internamente. Ma ora, con il rientro a Modena, si riaprono interrogativi sul futuro del polo torinese. Se i sindacati locali esprimono cauta soddisfazione – «una buona notizia per i lavoratori modenesi in cassa integrazione da mesi», ammette Stefania Ferrari della Fiom Cgil – resta l’ombra sulle ricadute occupazionali a Grugliasco.




