Caldo, Fazzini: «Ecco quando arriva l'aria più fredda. Ma il rischio eventi estremi resta alto»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La morsa del caldo che sta stringendo l'Italia, con le temperature che in molte città si avvicinano o superano i quaranta gradi, potrebbe allentarsi solo a partire da una data precisa. A fornire un quadro delle prossime evoluzioni meteo è Massimiliano Fazzini, climatologo dell'Università di Camerino, che in un'intervista rilasciata al Corriere Adriatico ha delineato non solo i tempi dell'arrivo dell'aria più fredda, ma anche i rischi strutturali e idrogeologici legati a questo periodo di caldo estremo.

Le sue dichiarazioni si inseriscono in un contesto di allerta massima per le ondate di calore, con il Ministero della Salute che ha diramato il bollino rosso per 19 città italiane, tra cui Roma, Firenze e Napoli.

La data del cambio di rotta secondo i modelli

Secondo quanto riportato da Fazzini, i modelli previsionali indicano un cedimento dell'anticiclone africano, responsabile di questa lunga fase di stabilità e caldo afoso, a partire da una data ben precisa: il 18 agosto. La probabilità che si verifichino nuove ondate di calore di questa intensità dopo tale data è stata definita dal climatologo come piuttosto bassa, segnalando l'inizio di una fase meteorologica differente.

Questa previsione si allinea con le analisi di altri esperti, come il climatologo del CNR Giulio Betti, che ha parlato di temperature estreme almeno fino al 17-18 agosto, definendo questa ondata come la più lunga e intensa degli ultimi vent'anni.

L'eccezionalità dell'ondata di calore 2026

Il 2026 si sta distinguendo per la persistenza del caldo, un fattore che rende questa ondata particolarmente eccezionale. Non è tanto il picco massimo raggiunto dai termometri a destare preoccupazione, quanto la durata prolungata dell'evento, con notti tropicali consecutive e zero termico che si mantiene costantemente a quote elevatissime, spesso oltre i 4.500 metri. A inizio agosto, si era raggiunto il record di 27 città italiane in allerta rossa su 27 monitorate, un dato che testimonia la diffusione capillare del fenomeno e le sue conseguenze sulla salute pubblica.

In questo contesto, le parole di Fazzini e di altri esperti come Lorenzo Giovannini, fisico dell'atmosfera dell'Università di Trento, sottolineano come quelle che un tempo venivano considerate estati eccezionali, come il 2003, stiano purtroppo diventando la nuova normalità.

Temporali e rischi idrogeologici in arrivo

L'arrivo dell'aria più fredda, tuttavia, non porterà solo un sollievo dalle alte temperature, ma comporterà un significativo aumento del rischio di eventi meteorologici estremi. Il contrasto tra la massa d'aria calda e umida che ha ristagnato per settimane sulla penisola e le nuove correnti più fresche creerà le condizioni ideali per lo sviluppo di temporali violenti, che potrebbero risultare particolarmente intensi al Nord e sulle zone appenniniche.

Proprio questa dinamica rappresenta il lato più insidioso del cambiamento climatico: l'alternanza tra periodi di siccità e caldo estremo e improvvise precipitazioni, capaci di generare alluvioni lampo e danni ingenti. Fazzini, nelle sue dichiarazioni, ha messo in guardia anche su questo aspetto, evidenziando come la siccità prolungata abbia reso i terreni meno permeabili e più vulnerabili a fenomeni di questo tipo, specialmente in quelle aree urbane già rese critiche da asfalto e cemento che amplificano l'effetto isola di calore.

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