L’Inter e il sogno Donnarumma: un aneddoto e una strada non percorsa
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Redazione Sport
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Mentre Gianluigi Donnarumma iniziava ufficialmente ieri la sua avventura inglese con il Manchester City, destinazione che ha dell’incredibile considerando i tempi strettissimi della trattativa, spuntano retroscena che gettano una luce diversa sul mercato dei portieri. Tancredi Palmeri, nelle scorse settimane, ha rivelato un aneddoto significativo: l’Inter, infatti, avrebbe sondato il terreno per il nazionale italiano già da diversi mesi, ricevendo – cosa non scontata – un’apertura totale dal giocatore. L’ipotesi concreta, però, era vincolata a una condizione precisa e non più realizzabile: un arrivo a parametro zero nel 2026, al termine naturale del contratto con il Paris Saint-Germain. In quel frangente, i nerazzurri sarebbero stati disposti a garantire allo stesso Donnarumma una cifra analoga a quella percepita dal capitano Lautaro Martinez, segnando un investimento di prim’ordine per il futuro.
La trattativa, che pure non si è concretizzata, dimostra come il club milanese avesse seriamente valutato l’opportunità di puntare su un profilo di altissimo livello per la porta, in un’ottica di medio periodo. Il fatto che non ci siano state preclusioni da parte del giocatore, nonostante le sue radici rossonere, aggiunge un elemento di clamore alla vicenda, delineando un mercato fatto non solo di ostacoli ma anche di possibilità inattese. La scelta del City, invece, è maturata in un contesto completamente diverso e internazionale, lontano dalle logiche del calcio italiano.
A proposito del trasferimento di Donnarumma, che ha lasciato il PSG dopo un triennio – coronato dalla vittoria della prima Champions League nella storia del club francese –, si è espresso in sua difesa l’ex portiere Joe Hart. Intervistato dalla BBC, Hart ha sottolineato il percorso eccezionale del ragazzo: “Non posso che pensare a quello che Donnarumma ha fatto. Ed è capace di giocare con i piedi. È più che capace di farlo! Parliamo di un ragazzo che ha esordito in una squadra come il Milan a 16 anni. Era solo un ragazzino”.
Il passaggio ai Citizens, però, è stato tutto fuorché lineare. Dietro l’operazione si è consumata una complessa trattativa, definita da alcuni come una “lotta silente” fra i due club ma che, nelle ricostruzioni più attendibili, ha visto coinvolti direttamente i vertici politici ed economici di riferimento. Mentre l’attenzione comune era concentrata sulle sedi di Parigi e Manchester, le vere discussioni si sarebbero svolte tra Abu Dhabi e Doha, capitali degli Emirati Arabi Uniti e del Qatar, Paesi proprietari rispettivamente del City e del PSG. Una dinamica che conferma come il calcio moderno sia ormai un gioco di influenze che travalicano i confini sportivi.




