Trump: Cuba sull'orlo del collasso, senza il Venezuela è la fine

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato, in un'intervista telefonica al conduttore Hugh Hewitt, che Cuba è "pronta a cadere", sostenendo come l'economia dell'isola, la quale dipendeva interamente dal petrolio venezuelano, non abbia più entrate. "Ora non ricevono più nulla", ha affermato Trump, lasciando intendere che non sia necessario, per Washington, un intervento diretto per accelerare un processo già in atto, mentre molti cubano-americani, ha aggiunto, "ne saranno molto felici". Le sue parole, formulate con il linguaggio diretto che lo caratterizza, tracciano un quadro di un regime comunista "appeso a un filo" e in "grossi guai".

La fine di un'alleanza strategica

Quella pronosticata da Trump è, in realtà, la conseguenza prevedibile di un evento epocale: la cattura del dittatore venezuelano, che ha di fatto reciso l'asse Caracas-Avana. Quel patto, stretto per anni, si reggeva su uno scambio essenziale e brutale, come spesso accade nelle relazioni tra regimi autoritari, ovvero petrolio in cambio di servizi di sicurezza, intelligence e sostegno politico. Il venir meno di quel flusso energetico, garantito a condizioni di favore, non rappresenta per l'Avana una semplice congiuntura negativa ma uno shock sistemico, paragonabile, per portata, alla crisi che seguì il crollo dell'Unione Sovietica, storica protettrice dell'isola.

L'implosione economica e il vuoto di potere

Si apre dunque una fase nuova e potenzialmente esplosiva per un Paese di meno di dieci milioni di abitanti, la cui economia, già allo stremo da tempo, rischia ora il blackout totale. La mancanza di carburante paralizza i trasporti, l'agricoltura e la già precaria produzione industriale, minacciando di far sprofondare la popolazione in una crisi umanitaria senza precedenti. Senza quelle forniture, che scongiuravano il collasso, il regime si trova a dover gestire una situazione interna estremamente tesa, mentre la pressione statunitense, come dimostrano le dichiarazioni del presidente, rimane un fattore costante e latente.

Le dichiarazioni come strumento politico

Le parole di Trump, del resto, vanno lette meno come una fredda analisi economica e più come una precisa dichiarazione di politica estera, che segna la chiusura di una stagione per Washington. Esse certificano pubblicamente la vulnerabilità estrema di un avversario storico, isolato e privato del suo unico sostentamento vitale. L'attenzione è ora tutta concentrata sull'Avana, per osservare come un sistema chiuso e controllato reagirà a una carenza così radicale di risorse, in un contesto internazionale che, con l'amministrazione americana attuale, non sembra offrire spazi per trattative o allettamenti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.