Nadia muore dopo l'agguato dell'ex, l'accusa diventa omicidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è spenta senza mai riprendere conoscenza, dopo una lunga e silenziosa agonia durata quasi novanta giorni, Nadia Khaidar. La donna, cinquantenne di origini marocchine, ha ceduto alle ferite riportate nel corso di una violenza domestica di inaudita brutalità, consumatasi lo scorso luglio tra le mura di un'abitazione bolognese. A privarla della vita, in un crescendo di sofferenza che il ricovero nel nosocomio cittadino non è riuscito ad arrestare, è stato colui che un tempo avrebbe dovuto proteggerla: il suo ex compagno, Redouane Ennakhali, il quale, dopo averla ridotta in fin di vita, si trova ora a dover rispondere di una accusa ben più grave.

Il dramma consumato in estate

L'episodio, che ha portato al ricovero d'urgenza della Khaidar, risale a una calda giornata di fine luglio, quando l'uomo, anch'egli marocchino e di quarantaquattro anni, ha fatto irruzione nella dimora della vittima. Lì, forse accecato da un rifiuto o da un rancore improvviso, ha scatenato la sua ira, colpendola ripetutamente e senza alcuna pietà; l'uso di un'arma da taglio, tra l’altro, ha contribuito a rendere il suo assalto ancor più feroce, lasciando la donna in condizioni talmente critiche da far temere il peggio sin dai primi soccorsi.

Il percorso giudiziario si inasprisce

Ennakhali, che le cronache descrivono come un individuo già noto alle forze dell’ordine e privo di un valido permesso di soggiorno, era stato inizialmente tratto in arresto con l’imputazione di tentato omicidio. Un capo d'accusa, questo, che la magistratura competente è ora chiamata ad aggiornare, trasformandolo in omicidio volontario, dopo che il decesso della Khaidar ha purtroppo confermato le peggiori previsioni dei sanitari. Le sue condizioni, nonostante le cure intensive e la prolungata degenza, sono infatti precipitate inesorabilmente, fino all’epilogo che tutti temevano.

Un profilo dell'indagato

L’aggressore, stando a quanto emerge dalle indagini, non era nuovo a situazioni di illegalità, presentando alle spalle diversi precedenti penali che ne delineano un profilo turbolento. La sua posizione irregolare sul territorio italiano, peraltro, aggiunge un tassello significativo a una vicenda già di per sé carica di drammaticità, sollevando, come spesso accade in casi simili, interrogativi sulla sua effettiva tracciabilità e sul suo percorso migratorio. La legge, comunque, seguirà il suo corso, assicurando che la sua responsabilità venga accertata in sede processuale.

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