"The Last of Us 2", l’America post-apocalittica che nasce in Canada

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre gli spettatori si immergono nell’atmosfera desolata di The Last of Us 2, pochi sanno che gli scenari di un’America devastata dal fungo cordyceps sono stati ricreati quasi interamente in Canada. L’Alberta, con le sue distese selvagge e le città spettrali, è diventata il teatro ideale per raccontare un mondo in rovina, dimostrando ancora una volta come il cinema e le serie tv sappiano trasformare luoghi reali in universi narrativi credibili.

La serie, prodotta da HBO e basata sull’omonimo videogioco della Naughty Dog, ha conquistato il pubblico non solo per la trama avvincente, ma anche per la cura visiva con cui ripropone l’ambientazione del gioco. Se nel 2013 il primo capitolo aveva rivoluzionato il modo di intendere i videogiochi, elevandoli a vera e propria forma di narrazione, oggi la trasposizione televisiva – affidata a Craig Mazin e Neil Druckmann – ne rispetta lo spirito, mantenendone la potenza emotiva.

La seconda stagione, attesa per la notte tra il 13 e il 14 aprile su Sky e Now, arriva dopo un’attesa più lunga del previsto, ma con una novità che ha scatenato l’entusiasmo dei fan: la conferma di The Last of Us 3, progetto già in cantiere nonostante la serie tv debba ancora concludere il suo secondo ciclo. Le sette puntate previste, in onda fino al 25 maggio, promettono di riprendere la storia dove era stata interrotta, con un mix di personaggi già noti e nuove introduzioni.

Quanto ai luoghi delle riprese, benché la storia sia ambientata negli Stati Uniti, la produzione ha scelto l’Alberta per la sua versatilità: dalle montagne innevate alle periferie urbane abbandonate, la provincia canadese ha offerto paesaggi perfetti per un racconto di sopravvivenza e desolazione. Una scelta non casuale, considerando che anche il primo episodio della serie era stato girato in gran parte nello stesso territorio.

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