Ong contro il protocollo Italia-Albania
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Redazione Interno
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Le organizzazioni non governative, tra cui Sea-Watch, Msf, Emergency, Sea-Eye, Sos Mediterranee e Mediterranea Saving Humans, hanno recentemente rivolto un appello all'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni affinché non collabori con il protocollo Italia-Albania. Secondo queste ong, il protocollo violerebbe il codice di deontologia medica e i diritti umani, mettendo a rischio la salute fisica e psicologica dei migranti.
In un documento congiunto, le ong attive nel soccorso in mare e la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni hanno criticato la pratica di "selezione" medico-sanitaria come criterio per la deportazione in Albania. Tale pratica, a loro dire, sarebbe inaccettabile e contraria ai principi etici della professione medica.
Vincenzo Amendola, capogruppo del Pd in commissione Affari esteri alla Camera, ha espresso forti critiche nei confronti del governo, accusandolo di inventare decreti e regolamenti per difendere un progetto senza senso. Amendola ha sottolineato come i centri migranti in Albania rappresentino un fallimento costoso per le tasche italiane, con oltre 30 milioni di euro già spesi.
Rachele Scarpa, parlamentare, ha raccontato i suoi due viaggi in Albania negli ultimi 30 giorni, descrivendo la situazione nei centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) come un'opera di "razzismo istituzionalizzato".




