L’Ue e lo Stato di diritto: l’Italia nel mirino delle ong

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Unione europea, che si fonda su principi di democrazia e legalità, si trova oggi a fare i conti con un rapporto che accusa alcuni Stati membri di minarne le fondamenta. Tra questi, per la prima volta, compare l’Italia, inserita nel gruppo dei cosiddetti “demolitori” insieme a Bulgaria, Croazia, Romania e Slovacchia. Il dossier, redatto dalla Civil Liberties Union for Europe (Liberties), una rete di 43 ong attive in 21 Paesi, è considerato il principale “rapporto ombra” sullo Stato di diritto nell’Ue e punta il dito contro il governo Meloni, accusandolo di indebolire diritti e libertà.

Il Rule of law Report 2025, che analizza le criticità attraverso visite, audizioni e incontri, è stato realizzato in parallelo al monitoraggio annuale della Commissione europea, il cui documento ufficiale è atteso nei prossimi mesi. Tra i finanziatori di Liberties figura anche Open Society Foundations, l’organizzazione del filantropo George Soros, spesso al centro di polemiche per il suo presunto ruolo nell’influenzare politiche e dibattiti pubblici. Proprio questa connessione ha spinto Fratelli d’Italia a denunciare un presunto attacco strumentale al governo italiano, definendo il rapporto “velenoso” e frutto di un’agenda politica.

Le critiche rivolte all’Italia riguardano, in particolare, l’abuso d’ufficio e le misure anticorruzione, considerate un passo indietro rispetto agli standard europei. Il rapporto sottolinea come il Paese, nonostante gli sforzi degli anni passati, stia registrando un deterioramento nella tutela dei diritti fondamentali e nella libertà di stampa, con attacchi sempre più frequenti ai media indipendenti.

Intanto, sullo sfondo della crisi ucraina, gli Stati Uniti e la Russia si preparano a un nuovo dialogo. Domani è attesa una telefonata tra il presidente americano Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin, che potrebbe segnare una svolta nel conflitto. Trump, da sempre critico verso l’impegno militare statunitense all’estero, sembra voler ridisegnare il ruolo degli Usa nello scacchiere globale, come dimostra anche la recente decisione di deportare oltre 200 migranti venezuelani utilizzando una legge risalente al 1800.

Nel frattempo, l’Organizzazione degli Stati americani (Osa) sta vivendo un cambiamento significativo con l’elezione del nuovo segretario generale, il ministro degli esteri del Suriname, Paese progressista che potrebbe portare una ventata di novità in un’epoca dominata dalle politiche di Trump.

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