Microsoft annuncia nuovi licenziamenti: oltre 6.000 posti a rischio
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Redazione Economia
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Nuova ondata di licenziamenti in casa Microsoft, che secondo fonti giornalistiche statunitensi starebbe per ridurre la sua forza lavoro di circa 6.000 unità, pari al 3% del totale dei dipendenti. Si tratta del più consistente taglio dal 2023, quando l’azienda aveva già eliminato 10.000 posizioni, all’epoca corrispondenti al 4,5% dell’organico. Le ultime misure, riportate da Cnbc e The Verge, interesserebbero tutte le divisioni aziendali, senza distinzioni di livello gerarchico o area geografica, confermando una tendenza che vede le Big Tech continuare a ridimensionarsi dopo gli anni di espansione sfrenata.
Il settore tecnologico statunitense, nonostante mantenga un ruolo trainante nell’economia globale, ha già superato i 60.000 licenziamenti nei primi cinque mesi del 2025, un dato che lo colloca al secondo posto per numero di posti eliminati, dietro solo al comparto pubblico. Quest’ultimo, infatti, ha registrato 61.296 uscite forzate, cifra che sale a 171.843 se si considerano anche pensionamenti e dimissioni volontarie. Un fenomeno che, nel caso delle tech company, riflette non solo una razionalizzazione delle risorse ma anche un riorientamento strategico verso settori più redditizi, come l’intelligenza artificiale e il cloud computing.
Microsoft, in particolare, ha giustificato le precedenti ristrutturazioni con la necessità di "ottimizzare i costi" e "snellire la struttura organizzativa", obiettivi che sembrano confermati dalle ultime mosse. Sebbene l’azienda non abbia ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, fonti interne lasciano intendere che i tagli siano funzionali a concentrare gli investimenti su aree considerate prioritarie, a scapito di progetti meno redditizi o ormai maturi. Una logica, questa, che accomuna molte delle principali realtà del settore, da Amazon a Meta, anch’esse impegnate in simili operazioni di contenimento.
Quello dei licenziamenti di massa, del resto, è un tema che va oltre il singolo caso Microsoft, inserendosi in un contesto economico in cui l’innovazione tecnologica richiede continui aggiustamenti. Se da un lato le aziende cercano di preservare la competitività, dall’altro migliaia di lavoratori si trovano a fare i conti con un mercato del lavoro sempre più volatile, dove le competenze richieste cambiano a ritmi serrati. Senza contare che, come dimostrano i dati, neppure il settore pubblico – tradizionalmente più stabile – è immune da queste dinamiche.




