Maxi operazione della Finanza blocca due filiere del falso lusso, sequestrati oltre 30 mila pezzi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un'articolata azione della Guardia di Finanza, dispiegatasi sul territorio nazionale con perquisizioni che hanno interessato sette province da Como a Napoli, ha inferto un duro colpo al mercato della contraffazione di articoli di lusso, interrompendo quello che le indagini descrivono come un giro d'affari di proporzioni milionarie. L'operazione, coordinata dalla Procura di Milano e condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Como, ha visto l'impiego di oltre ottanta militari e ha portato all'esecuzione di misure cautelari nei confronti di ventiquattro soggetti, ritenuti parte attiva nella produzione e nella successiva distribuzione commerciale di merce falsificata. Il blitz ha consentito di sequestrare, nel suo complesso, una quantità ingente di prodotti che imitavano in modo fraudolento i simboli e le fattezze di marche prestigiose, un bottino che, comprendendo borse, foulard, cinture, calzature e altri accessori, supera la soglia dei trentamila articoli.
Il doppio binario dell'illegalità smantellato dalle indagini
Le investigazioni, approfondite nel corso di diversi mesi, sono riuscite a ricostruire e a sventare due distinte filiere criminali, specializzate appunto nel settore del falso di lusso, dimostrando come questo fenomeno, oltre a danneggiare l'economia legale e l'immagine del made in Italy, rappresenti spesso solo la punta di un iceberg di attività illecite. Il lavoro degli specialisti in banca e finanza, infatti, si è concentrato non solo sul movimento fisico della merce, ma anche sul flusso dei capitali da esso generato, tracciando percorsi finanziari che spesso si intrecciano con altri reati. L'obiettivo strategico dell'operazione, dunque, non era il semplice ritiro dalla circolazione di prodotti taroccati, bensì la disarticolazione degli stessi meccanismi produttivi e logistici che ne permettono l'immissione sul mercato, colpendo in modo diretto gli organizzatori.
Il parallelo sequestro nel porto di Genova
In un'azione distinta ma temporalmente vicina, che evidenzia la costante attenzione delle forze dell'ordine sui flussi internazionali, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova, insieme al Comando Provinciale della Finanza locale, ha intercettato nel porto di Pra' un carico di proporzioni abnormi: ventunomila borse contraffatte, pronte per essere immesse nel circuito commerciale europeo. Il valore della merce, che riportava indebitamente i loghi di noti marchi italiani ed esteri, è stato stimato in oltre trentatré milioni di euro, una cifra che da sola rende l'idea della portata economica del traffico. L'operazione doganale è stata possibile grazie a un'attività di monitoraggio sistematico dei container in arrivo e a un'analisi incrociata, meticolosa e tecnologicamente avanzata, dei documenti di trasporto con i dati contenuti in specifiche banche dati investigative.
La sofisticazione logistica del fenomeno
Questi due episodi, sebbene condotti da reparti differenti e in contesti operativi diversi, delineano un quadro comune in cui la contraffazione si rivela un'attività criminale ad alto grado di organizzazione, che richiede una rete logistica capillare e investimenti non trascurabili. La capacità di produrre in serie, di importare da Paesi terzi quantitativi industriali di merce e di distribuirli sul territorio nazionale indica la presenza di una struttura imprenditoriale di stampo del tutto illegale. Le forze dell'ordine, da parte loro, contrastano questa minaccia combinando il controllo fisico sul territorio, come dimostrano le perquisizioni simultanee in diverse regioni, con un'azione di intelligence finanziaria e di analisi dei big data, strumento fondamentale per decifrare i complicati percorsi della merce falsa e del denaro sporco che la accompagna.




