Dazi americani e l'Italia: la mappa dell'esposizione e la strategia "artigiana" di risposta

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La nuova stagione di dazi commerciali inaugurata dagli Stati Uniti, con Donald Trump presidente, non costituisce una contingenza transitoria bensì una riconfigurazione strutturale degli scambi, la quale impone – a livello nazionale e comunitario – una riflessione profonda sulle vulnerabilità e sulle possibili contromosse. L’analisi, condotta dalla Banca d’Italia e rielaborata dalla piattaforma Withub, traccia una mappa dettagliata dei territori italiani più esposti, dove l’indicatore sviluppato, fondato sull’esperienza diretta delle imprese, assume il valore di un termometro preciso della pressione settoriale. Emerge, in controluce, una geografia economica fatta di distretti e comparti specifici che dovranno sopportare il peso maggiore di una decisione, quella di Washington, che ridisegna le regole della competizione globale.

I poli produttivi sotto pressione

Lo studio, come riportato dal Corriere della Sera, rivela come l’esposizione non sia uniforme ma si concentri in modo particolare in alcuni Comuni, spesso cuore di filiere d’eccellenza. In testa alla classifica figura Agordo, sede di Luxottica, a dimostrazione di come il settore dell’occhialeria, simbolo del made in Italy, sia tra i primi a subire gli effetti delle barriere tariffarie. La mappatura, oltre a fornire una fotografia statica, suggerisce la necessità di valutare le dinamiche di lungo periodo, considerato che l’export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto in maniera esponenziale – dell’800% in trent’anni – creando una interdipendenza che oggi mostra il suo lato più critico.

La reazione artigiana e il modello di filiera

Di fronte a questo scenario, che vede persino i tradizionali alleati atlantisti in difficoltà nel calibrarne la risposta, una voce dal territorio prova a tracciare una via alternativa. Marco Bressanelli, presidente della Libera Associazione Artigiani di Crema, declina in chiave pragmatica e padana lo slogan presidenziale americano, affermando: «Cosa direi al presidente Trump al tavolo dei dazi? Make artigianato great again». La sua posizione, lungi dall’essere una semplice battuta, delinea una filosofia di reazione che punta sulla resilienza delle micro-filiere e sull’alto valore aggiunto, elementi che possono – secondo la sua visione – ammortizzare in parte l’impatto delle misure protezionistiche. «Il punto di partenza non concede scorciatoie», osserva Bressanelli, trattandosi di un vero e proprio «cambio di clima» per il quale servono meno slogan e più manifattura, meno muscoli e più cervello.

L’incertezza sistemica e le divergenze europee

L’introduzione dei nuovi dazi, in ogni caso, apre una fase di forte incertezza per l’economia globale, con riverberi immediati sul sistema produttivo italiano. Le divergenze di sensibilità emerse in seno all’Unione Europea negli scorsi giorni riflettono la complessità di adattare un modus vivendi economico e politico consolidato a una relazione in rapida trasformazione. Ai noti legami storici, culturali e militari si contrappone oggi una nuova realtà commerciale, che impone una ridefinizione degli equilibri senza poter contare su facili convergenze, data la varietà di approcci e le differenti vicinanze ideologiche di alcuni partiti europei all’amministrazione Trump.

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