Trump sta vincendo la guerra commerciale, mentre l'economia americana mostra i primi segni del suo impatto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La stampa internazionale, dal Wall Street Journal al Financial Times, riconosce ormai un dato di fatto: Donald Trump, con la sua politica aggressiva sui dazi e l’immigrazione, sta ottenendo risultati tangibili. Sebbene sia difficile prevedere l’esito dello scontro con l’Europa, ancora priva di strumenti negoziali efficaci, o con la Cina, che invece può contare su un arsenale di ritorsioni ben più articolato, l’atteggiamento dei media verso l’amministrazione americana è mutato. Quello che fino a poco tempo fa veniva dipinto come un approccio caotico e autolesionista, oggi viene analizzato con maggiore attenzione, anche quando i suoi effetti cominciano a pesare sull’economia reale.
I numeri, del resto, parlano chiaro. Secondo i dati del Tesoro americano, nei primi sei mesi del 2024 le entrate doganali hanno superato i 108 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una cifra che colloca i dazi come quarta fonte di gettito fiscale per Washington, dopo le imposte sui redditi personali, i contributi previdenziali e le tasse sulle società. Un successo, almeno in termini di cassa, che però non cancella le ripercussioni già visibili sugli scaffali dei negozi, dove i prezzi hanno iniziato a risentire delle barriere commerciali.
D’altra parte, la stretta sull’immigrazione – altro pilastro della strategia di Trump – sta mostrando i suoi effetti sul mercato del lavoro, con un rallentamento nella crescita dell’occupazione che emerge dai sondaggi federali. Sebbene l’economia nel suo complesso resista meglio delle previsioni più pessimistiche, l’accumularsi di queste misure rischia di creare frizioni sempre più evidenti.




