Dazi, i consumatori americani temono i rincari mentre l’Ue prepara le contromisure

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni dall’Europa, annunciati il 12 marzo e destinati a colpire acciaio, alluminio e derivati, hanno già iniziato a generare preoccupazione tra i consumatori americani, che si affrettano a fare scorte prima dell’inevitabile aumento dei prezzi. Il timore è che l’impatto non si limiti ai soli prodotti industriali, ma si estenda anche a beni di largo consumo, come quelli del Made in Italy, noti per la loro qualità e spesso già soggetti a margini elevati.

Mentre oltreoceano si moltiplicano le critiche verso una misura che rischia di penalizzare soprattutto le fasce meno abbienti, l’Unione europea si appresta a rispondere con una serie di ritorsioni commerciali. Entro la giornata di oggi, la Commissione completerà una lista di prodotti statunitensi che verranno colpiti da dazi aggiuntivi, una mappa di settori strategici scelti per massimizzare l’effetto politico senza innescare una spirale autodistruttiva. La proposta, che sarà presentata domani, 9 aprile, dovrà poi essere approvata dagli Stati membri attraverso la procedura di comitologia, che prevede il diritto di veto solo a maggioranza assoluta.

Quella che Trump definisce "reciprocità" – un principio improvvisamente elevato a dogma delle relazioni commerciali – è stata smontata pezzo per pezzo dagli analisti, che vi riconoscono un pretesto per giustificare misure basate su presupposti errati. Non solo i dati citati dalla Casa Bianca per motivare l’aumento delle tariffe sono stati più volte smentiti, ma lo stesso concetto di equità invocato dall’amministrazione americana stravolge le regole del commercio internazionale, fondate su accordi multilaterali e non sulla logica del do ut des.

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