Count Binface contro Farage, la sfida (da bidone) per il seggio di Clacton
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Redazione Esteri
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Si preannuncia un duello, per certi versi surreale, quello che si consumerà nel collegio di Clacton, dove Nigel Farage, leader di Reform UK, si troverà a difendere il proprio seggio da un avversario decisamente atipico. Dopo che i principali partiti britannici hanno scelto di non schierare un proprio candidato, l'unico sfidante rimasto in pista, almeno per il momento, sembra essere Count Binface, il noto personaggio satirico interpretato dal comico Jonathan Harvey.
Una candidatura che trasforma quella che avrebbe dovuto essere una formale riconferma popolare in una potenziale, e imbarazzante, farsa elettorale.
Il candidato con il cestino in testa
Count Binface non è certo un novizio del panorama politico britannico, avendo già sfidato con scarso successo, ma con grande risalto mediatico, figure del calibro degli ex primi ministri Theresa May, Boris Johnson e Rishi Sunak. Riconoscibile ovunque per il suo costume argentato e per il vistoso copricapo, un vero e proprio bidone della spazzatura, la sua è una candidatura che nasce con l'obiettivo dichiarato di sbeffeggiare l'establishment e di celebrare, con ironia, la bellezza di una democrazia che permette a chiunque di proporsi al giudizio degli elettori.
D'altronde, di diversivi se ne intende, e la sua stessa presenza scenica è una presa in giro della serietà con cui spesso vengono vestite le cariche pubbliche.
La strategia di Farage e le dimissioni
La situazione che si è venuta a creare a Clacton è il risultato di una mossa calcolata da parte di Farage, che martedì ha rassegnato le proprie dimissioni da deputato del collegio. Un passo, quello ufficiale, che il leader di Reform UK ha giustificato come un atto di trasparenza democratica, sebbene sia stato inevitabilmente oscurato dalle accuse di aver occultato donazioni milionarie provenienti da facoltosi finanziatori.
Accuse che Farage respinge in blocco, ma che hanno certamente contribuito a rendere meno lineare il percorso che lo avrebbe dovuto portare a un plebiscito personale sulla sua leadership. La scommessa del leader era quella di trasformare le elezioni suppletive in un referendum sulla propria figura, ma il tiro è stato evidentemente sbagliato.
Un plebiscito mancato
L'effetto prodotto dalla sua candidatura, e dalle concomitanti polemiche, è stato invece quello di allontanare gli avversari più temibili, lasciandolo solo davanti a uno specchio che riflette l'immagine di un avversario quanto meno bizzarro. Il "mandato popolare" che Farage invocava si è materializzato nella forma di un uomo con un bidone dell'immondizia in testa, una circostanza che stride con lo slogan "Il popolo è con me" con cui il leader ha cercato di disinnescare gli scandali e mettere in difficoltà i propri competitor.
L'ironia della sorte, o forse una precisa strategia dell'avversario, ha trasformato quella che doveva essere una celebrazione del consenso in una potenziale débâcle mediatica per Farage.
Count Binface, dal canto suo, sembra perfettamente a suo agio nel ruolo di factotum della satira politica, e le sue apparizioni pubbliche sono già diventate un appuntamento imperdibile per i media britannici. La sua candidatura, sebbene non possa ambire a una vittoria concreta, rappresenta un formidabile strumento di delegittimazione per un politico che ha costruito la propria carriera sulla capacità di cavalcare il malcontento popolare.
Che la sfida di Clacton si riveli una semplice parentesi umoristica o un vero e proprio grattacapo per Farage, è certo che il seggio sarà conteso tra due visioni opposte della politica: una che la vive come un'affermazione di sé, l'altra che la trasforma in un palcoscenico per il dissacrante teatro dell'assurdo.




