«I Cesaroni» tornano e stracciano la concorrenza, Amendola: il ricordo di Fassari vale più di ogni ascolto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il lunedì delle serie tv, quello del 13 aprile, ha consegnato un verdetto senza appello: la Garbatella ha schiacciato il crimine. Mentre la Rai tentava di arginare l’emorragia di spettatori con «La Buona Stella», miniserie crime dal respiro cupo e dai toni tesi, Canale 5 metteva in onda il ritorno della sua creatura più amata, «I Cesaroni», e il risultato – a dir poco netto – ha spazzato via ogni dubbio sulla tenuta del prodotto. I numeri parlano chiaro, sebbene non sia questa la sede per elencarli minuziosamente: la famiglia allargata della Garbatella ha schiantato la concorrenza, regalando a Mediaset una conferma che sa di rivincita e, al tempo stesso, di abbraccio popolare.
L’effetto Amendola e il fantasma di Fassari
Claudio Amendola, che stavolta non si limita a interpretare Giulio ma siede anche dietro la macchina da presa, ha saputo trasformare la promozione in un momento quasi intimo. Durante un’intervista rilasciata al magazine «Amica», l’attore ha riportato al centro della scena Antonello Fassari – il compianto Cesare – e quel ricordo, denso e mai retorico, è diventato il vero gancio emotivo del lancio. Perché «I Cesaroni – Il ritorno», ecco il punto, non è più la stessa serie di un tempo: manca un pezzo fondamentale del mosaico, e Amendola non lo nasconde. Anzi, lo mette in vetrina, quasi a dire che la nostalgia può essere un’arma, purché la si maneggi con la dovuta delicatezza.
Perché riproporre una serie? La Garbatella e i maligni
Canale 5 non si limita a replicare vecchie puntate. No, ha commissionato una nuova stagione, con storie fresche e innesti generazionali. Ma allora viene spontaneo chiedersi: perché insistere su un titolo che ha già detto molto? La risposta più ovvia – e la più vera – è che «I Cesaroni» hanno storicamente funzionato, e in tv il successo passato resta il miglior biglietto da visita per il futuro. C’è però un’altra lettura, quella che circola nei corridoi del gossip e che qualcuno, con un sorriso malizioso, definisce «politica». La fiction è ambientata alla Garbatella, e la Garbatella – lo si sa – è il quartiere dove è cresciuta e si è formata Giorgia Meloni. Il parallelo, per quanto azzardato, tiene banco tra i maligni: Cesaroni e Meloni, una stessa radice popolare, due modi opposti di raccontare la romanità. Ma si tratta, va detto, di un’associazione che gli autori non hanno mai né confermato né smentito.
Marta e Olmo, la nuova ship che sfida il tempo
Se un tempo milioni di telespettatori trattavano il respiro per seguire le vicende di Marco ed Eva – lui timido e impacciato, lei solare e un po’ ribelle – oggi lo stesso meccanismo sembra riattivarsi su due nuovi protagonisti. Marta e Olmo, questi i nomi destinati a far discutere, ripropongono la stessa alchimia di desiderio e ostacoli. Guardando le nuove puntate (quelle andate in onda il 13 aprile e quelle che seguiranno), è impossibile non notare come la scrittura giochi volutamente sul parallelismo: stessi sguardi, stessi fraintendimenti, stessa tensione che si accumula piano. Il destino, sembra suggerire la serie, vuole farci rivivere quelle stesse emozioni, ma con occhi diversi. E il pubblico, almeno a giudicare i dati di ieri, sembra più che disposto a lasciarsi incantare di nuovo.




