Il generale Battisti e la difesa europea: l’Ucraina e le sfide logistiche
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Redazione Esteri
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ROMA. Giorgio Battisti, generale in congedo e oggi presidente della commissione militare del Comitato atlantico italiano, un think-tank legato alla Nato, non usa giri di parole quando si tratta di analizzare la capacità dell’Europa di sostenere l’Ucraina nel conflitto con la Russia. “L’Unione Europea non può difendere da sola l’Ucraina”, afferma, sottolineando come manchino armi e logistica adeguate per un impegno di tale portata. Battisti, che ha guidato il Comando italiano di reazione rapida della Nato e partecipato a missioni internazionali in Somalia, Bosnia e Afghanistan, conosce bene le dinamiche delle operazioni militari su larga scala.
La sua esperienza, maturata in teatri di guerra complessi, gli permette di evidenziare le carenze strutturali dell’Europa, che fatica a coordinare risorse e strategie in modo efficace. “Non basta avere volontà politica”, spiega, “servono mezzi, pianificazione e una catena logistica che oggi non esiste”. Il riferimento è alla dipendenza storica dagli Stati Uniti, che hanno sempre garantito il supporto militare necessario attraverso la Nato. Tuttavia, con l’ascesa di Donald Trump e la sua retorica isolazionista, questa certezza vacilla.
Trump, infatti, ha più volte dichiarato di voler porre fine alle ostilità tra Russia e Ucraina, promettendo una pace che, secondo molti analisti, rischierebbe di avvantaggiare Mosca. Danilo Elia, giornalista e autore, osserva come “una proposta di pace, seppur ingiusta o ricattatoria, possa fare breccia in un contesto in cui la guerra è percepita come un sottofondo lontano”. Zelensky, dal canto suo, deve affrontare difficoltà crescenti, non solo sul campo di battaglia ma anche nel reclutamento di nuove forze.
La posizione di Trump, che mira a ripristinare l’autorevolezza degli Stati Uniti dopo quella che definisce la “disastrosa gestione Biden”, ha riacceso il dibattito sull’autonomia strategica dell’Europa. Se da un lato l’Alleanza Atlantica ha garantito sicurezza per decenni, dall’altro l’eventualità di un disimpegno americano costringe i Paesi europei a ripensare il proprio ruolo. “Cosa faranno gli americani? Li aiuteranno? Saranno neutrali? O addirittura remeranno contro?”, si chiedono in molti.
Battisti, pur senza entrare nel merito delle scelte politiche, sottolinea l’urgenza di colmare le lacune logistiche e militari. “Non possiamo permetterci di essere impreparati”, afferma, ricordando che la difesa dell’Ucraina non è solo una questione regionale ma un tema che riguarda la stabilità globale. La sua analisi, basata su dati concreti e anni di esperienza sul campo, offre uno spaccato realistico delle sfide che l’Europa deve affrontare in un contesto internazionale sempre più volatile.




