Omicidio a Venezia, il colpo di fucile e il panico tra i turisti: «Prima una rissa, la vittima aveva sfregiato il volto del killer»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È entrato nel bar con un fucile a canne mozze, l’ha puntato a un metro di distanza dalla vittima e ha sparato. Khalil Ben Mallat, 25 anni, tunisino, è morto poco dopo. Il presunto assassino, Raffaele Marconi, veneziano, 33 anni, è scappato verso casa a poca distanza dal luogo della sparatoria, vicino alla sede della Rai di Venezia. Lì qualche ora dopo i carabinieri lo hanno fermato.

Era dai tempi della Mala del Brenta, negli anni Ottanta e Novanta, che Venezia non assisteva a sparatorie nel cuore della città. Uno sparo verso le 23.20 di domenica 26 novembre e un uomo riverso a terra, senza vita, in un bar del centro storico di Venezia, non distante dal ponte delle Guglie. Un omicidio che ricorda i regolamenti di conti della mafia, ma è invece avvenuto nel cuore della città turistica, in un punto dove ogni giorno sfilano comitive di vacanzieri.

I due padri dell'omicidio di Venezia. La vittima Khalil ha avuto un bimbo quattro giorni fa, Raffaele, il 33enne arrestato, due figli e gran lavoratore. Khalil Mallat, 25 anni, tunisino residente a Jesolo con la compagna, ma in Italia da irregolare, che genitore lo è diventato appena giovedì scorso. Raffaele Marconi, 33 anni, trasportatore veneziano, sposato, residente dietro al Ghetto, che è papà di due bambini. Sono loro i protagonisti dell’omicidio di sabato sera in salizada San Geremia, tra le Guglie e il campo, sulla direttrice di Strada Nova.

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