Netanyahu nega la carestia a Gaza, ma a Rafah la folla assalta i camion degli aiuti
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Redazione Esteri
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"Non c’è fame a Gaza, non c’è una politica di fame a Gaza, è una bugia spudorata". Con queste parole, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto le accuse secondo cui il blocco imposto alla Striscia di Gaza avrebbe portato alla carestia. "Vi assicuro che siamo impegnati a raggiungere i nostri obiettivi di guerra", ha aggiunto, ribadendo che l’esercito israeliano "continuerà a combattere finché non otterrà il rilascio degli ostaggi e la distruzione delle capacità militari e di governo di Hamas".
Tuttavia, le immagini che arrivano da Rafah, città nel sud di Gaza dove si sono rifugiati centinaia di migliaia di sfollati, raccontano una realtà diversa. Davanti ai pochi camion carichi di generi alimentari, la folla si accalca in una lotta disperata per accaparrarsi quel poco che arriva. Scene di caos, con urla e spintoni, diventate ormai quotidiane, mentre gli aiuti lanciati dagli aerei – spesso inutili se non dannosi, visto che hanno distrutto tende e ferito civili – non bastano a placare l’emergenza.
Intanto, la guerra non si ferma. Nella notte tra domenica e lunedì, due attacchi aerei israeliani hanno colpito Khan Younis, sempre nel sud della Striscia, uccidendo almeno 25 persone. Uno dei raid ha distrutto un’abitazione, danneggiando anche le tende vicine dove erano accampate famiglie in fuga dai combattimenti.




