Gaza, raid israeliano sulla folla in attesa degli aiuti: decine di morti a Rafah

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un video che circola da domenica mattina mostra centinaia di persone in fuga disperata dall’hub di distribuzione degli aiuti umanitari a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dopo un attacco delle forze israeliane. Le immagini, che ritraggono uomini, donne e bambini in preda al panico, fanno seguito a un raid che avrebbe causato almeno una trentina di vittime e decine di feriti, secondo fonti locali e testimonianze raccolte da organizzazioni internazionali.

L’episodio, avvenuto nei pressi di un centro gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation – struttura sostenuta da Israele e inserita nel programma di assistenza coordinato dagli Stati Uniti – ha scatenato nuove polemiche, soprattutto perché l’area di al-Mawasi era stata indicata dalle autorità israeliane come "sicura" per i civili in fuga dai combattimenti. Le stime sui morti variano: un ospedale della Croce Rossa ha confermato l’arrivo di 21 corpi, mentre altre fonti parlano di oltre 30 decessi e 170 feriti. Tra questi, molti presentano ferite da arma da fuoco, anche se non è ancora chiaro chi abbia aperto il fuoco sulla folla.

Un giornalista dell’Associated Press, accreditato nella zona, ha riferito di aver visto decine di persone ricoverate in condizioni critiche, con medici costretti a lavorare in condizioni estreme per la carenza di farmaci e attrezzature. La Croce Rossa, che gestisce alcune strutture sanitarie a Gaza, ha denunciato il sovraffollamento dei reparti e la mancanza di risorse sufficienti per far fronte all’emergenza.

L’attacco rientra in una serie di operazioni militari israeliane nella Striscia, dove la popolazione – già stremata da mesi di conflitto – dipende ormai quasi esclusivamente dagli aiuti umanitari per sopravvivere. La distribuzione di cibo e medicinali, spesso caotica e oggetto di tensioni, si è trasformata più volte in un bersaglio, alimentando accuse reciproche tra Israele e Hamas. Le autorità israeliane non hanno ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale sull’accaduto, limitandosi a ribadire che le operazioni militari sono mirate a "neutralizzare minacce specifiche".

Intanto, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha commentato direttamente l’episodio, ma ha ribadito il sostegno alla "piena legittimità di Israele nella difesa del proprio territorio". La posizione americana, che negli ultimi mesi ha oscillato tra pressioni per una tregua e appoggio incondizionato a Tel Aviv, rischia di complicare ulteriormente i già fragili negoziati per un cessate il fuoco.

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