Arrestato in Lomellina un minorenne per associazione terroristica

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un diciassettenne di origine tunisina, residente in un comune della Lomellina pavese, è stato tratto in arresto dai carabinieri del Ros, i quali hanno eseguito un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del tribunale per i minorenni di Milano all'alba del 4 novembre. L'adolescente, che è stato poi condotto nel carcere minorile di Milano, è accusato di aver aderito, a partire dal 2024, a un circuito telematico internazionale strutturato, dedito alla propaganda della jihad e del martirio, manifestando in più occasioni, attraverso i suoi atti, la volontà di andare a combattere in una zona di conflitto. Le indagini, coordinate dalla procura minorile, hanno delineato un percorso di radicalizzazione che lo avrebbe portato a immergersi in un ambiente digitale dove la guerra santa viene esaltata come un dovere e il sacrificio estremo come un ideale da perseguire.

L'addestramento online e i manuali per gli ordigni

Proprio all'interno di questo ecosistema virtuale, il giovane avrebbe raccolto, secondo quanto accertato dagli investigatori, una serie di manuali operativi per la costruzione e l'assemblaggio di ordigni esplosivi e incendiari, redatti sfruttando sostanze di facile reperibilità. Questa documentazione, di per sé inquietante, non rappresentava una mera curiosità intellettuale ma costituiva, nelle intenzioni attribuitegli, il fondamento di un addestramento pratico volto a tradurre in atto concreto le ideologie abbracciate. L'acquisizione di tali conoscenze, unita alla partecipazione attiva a gruppi che incitano alla violenza, configura quel profilo di rischio che ha reso necessario l'intervento delle forze dell'ordine, le quali hanno agito per scongiurare un'evoluzione della minaccia dalla sfera virtuale a quella materiale.

Le accuse di proselitismo e istigazione

Oltre al possesso del materiale dottrinario per la fabbricazione di artefatti pericolosi, le accuse nei suoi confronti si estendono alla partecipazione a un'organizzazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, e al reato di istigazione a delinquere, aggravato dall'utilizzo di strumenti informatici e telematici. Il quadro che emerge dalle investigazioni, condotte con il supporto dei comandi provinciali dei carabinieri di Milano e Pavia, delinea la figura di un individuo non più solo un destinatario passivo della propaganda, bensì un attore coinvolto in una rete più ampia, i cui legami, sebbene in parte virtuali, sono considerati dalla magistratura sufficientemente solidi da configurare un'associazione vera e propria. La sua attività in rete, pertanto, non si sarebbe limitata alla consultazione ma avrebbe incluso forme di proselitismo e di condivisione di contenuti volti a fomentare l'odio e a reclutare altri soggetti.

Il sequestro e il contesto investigativo

L'operazione, che ha portato al sequestro dei dispositivi elettronici e della documentazione digitale relativa alla costruzione degli esplosivi, si inserisce in un filone di indagini che il Ros conduce da tempo per monitorare e contrastare il fenomeno del terrorismo di matrice jihadista, con una particolare attenzione verso le fasce di età più giovani, ritenute maggiormente vulnerabili ai processi di radicalizzazione online. L'arresto del minorenne in Lomellina rappresenta, in questo senso, l'epilogo di un'attività di intelligence che ha permesso di individuare e neutralizzare una potenziale cellula, seppur composta da un solo elemento per ora, prima che questa potesse maturare progetti offensivi sul territorio nazionale o all'estero. La delicatezza del caso, che coinvolge un soggetto minore d'età, ha richiesto un approccio investigativo meticoloso, volto a conciliare l'irreperibilità del sospettato con la necessità di garantire il suo diritto a un processo equo.

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