Addio ai controlli annuali sulle caldaie, la bozza che sposta i controlli a distanza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica starebbe infatti lavorando a un nuovo decreto del Presidente della Repubblica, il quale, andando a sostituire il testo attualmente in vigore emanato nel 2013, modificherebbe radicalmente le procedure di manutenzione degli impianti termici civili. Il fulcro della riforma, come denunciato dall’Unione Artigiani di Milano e Monza Brianza dopo aver visionato una bozza avanzata del provvedimento, risiederebbe nell’articolo 8, il cui terzo comma abolirebbe l’obbligo dell’ispezione “in presenza” per gli apparecchi a gas con potenza inferiore ai 70 kilowatt, che rappresentano la stragrande maggioranza dei circa 20 milioni di impianti installati nelle case italiane.

Il meccanismo della nuova ispezione

La norma, il cui esame sarebbe in una fase molto avanzata e che potrebbe entrare in vigore già a partire dal 2026, sostituirebbe il controllo fisico da parte di un tecnico abilitato con una verifica da effettuarsi “a distanza”. Una svolta che, se da un lato viene presentata dalle autorità come un passo necessario verso la semplificazione amministrativa e la riduzione degli oneri economici per le famiglie, dall’altro solleva interrogativi non marginali su come concretamente verrebbero garantiti gli standard di sicurezza e di efficienza energetica, lasciando molti a chiedersi chi, e soprattutto con quali strumenti, andrebbe a verificare lo stato di usura di componenti meccanici o la tenuta dei circuiti.

Le preoccupazioni per la sicurezza

Proprio in merito alla tenuta dei sistemi di sicurezza, gli artigiani del settore, coloro i quali oggi materialmente eseguono le revisioni periodiche, mettono in guardia contro i potenziali rischi di una simile deregolamentazione. L’assenza di un esame diretto e manuale dell’impianto, argomentano, potrebbe infatti compromettere la prevenzione di guasti o di microperdite, fenomeni che, sebbene spesso silenti, costituiscono un pericolo concreto. La storia della cronaca nera italiana, purtroppo, è costellata di tragedie domestiche – su tutte, casi di intossicazione da monossido di carbonio – che le indagini tecniche e giudiziarie hanno più volte ricondotto a impianti mal mantenuti o difettosi, episodi che hanno regolarmente portato all’apertura di inchieste per omicidio colposo.

Un cambiamento epocale nel settore

La potenziale approvazione del decreto rappresenterebbe dunque uno spartiacque, modificando non solo le abitudini dei cittadini ma anche l’organizzazione di un intero comparto artigianale. La possibilità di effettuare controlli remoti, sebbene possa apparire allineata con una modernità digitale sempre più pervasiva, implica la definizione di protocolli tecnici e di responsabilità giuridiche del tutto nuovi, aspetti che nella bozza finora circolata non sembrerebbero ancora essere dettagliati in maniera sufficiente. Resta il fatto che, eliminando l’accesso fisico alle abitazioni, si verrebbe a creare un vuoto nella catena della manutenzione ordinaria, un passaggio che da decenni, al di là degli aspetti burocratici, costituisce un momento fondamentale per intercettare anomalie e garantire che gli impianti, molti dei quali ormai obsoleti, funzionino in piena sicurezza.

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