Fakir, la procura esclude la ricusazione della polizia. Nuovi testimoni ascoltati dagli inquirenti
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Redazione Interno
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Mentre la Procura di Bologna esclude la possibilità di un cambio di corpo nelle indagini sulla morte di Abderrahim Fakir, gli inquirenti hanno iniziato ad ascoltare nuovi testimoni chiave. Si tratta di quattro residenti del quartiere Pilastro che il 19 luglio scorso hanno partecipato alle operazioni di contenimento del 42enne, finito poi morto ammanettato dopo un intervento della polizia.
La loro versione dei fatti, come si evince da diversi filmati che hanno immortalato la scena, potrebbe rivelarsi decisiva per ricostruire gli ultimi istanti di vita dell’uomo e chiarire la dinamica di quanto accaduto durante il fermo.
Il ruolo dei testimoni e l’evoluzione dell’inchiesta
I magistrati titolari dell’inchiesta, che è stata formalmente aperta per omicidio colposo con le modalità del modello 45-bis, hanno deciso di concentrare l’attenzione su quei civili che hanno attivamente aiutato i due agenti di polizia a tenere fermo Fakir. Dopo aver ascoltato i familiari della vittima, il procuratore aggiunto Morena Plazzi e i pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti stanno ora raccogliendo le testimonianze di chi ha visto da vicino quelle concitate fasi.
I quattro residenti, che erano intervenuti per prestare soccorso o per collaborare con le forze dell'ordine durante l'operazione di contenimento, rappresentano ora un tassello fondamentale per gli investigatori, che cercano di ricostruire esattamente la sequenza degli eventi e la durata del blocco fisico che ha preceduto il decesso.
La tensione politica e la scissione nel comitato del Pilastro
La tragedia che ha sconvolto il rione Pilastro ha avuto immediate ripercussioni anche sul fronte politico e sociale. All'interno del comitato spontaneo nato dopo la morte di Fakir, si è registrata una scissione che ha portato alla formazione di un fronte di protesta più radicale. Proprio in vista del 46esimo anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto, questo gruppo ha lanciato un appello per un corteo separato da quello istituzionale, rivendicando uno spezzone dedicato alla verità sulla morte di Fakir e sulle altre cosiddette "morti di Stato".
La decisione di sfilare visibilmente distinti dagli attivisti di Potere al Popolo, che pure avevano lanciato un appello per la manifestazione, fa temere un aumento delle tensioni con le forze dell'ordine in un clima già reso pesante dalle polemiche delle ultime settimane.
La procura: "Coordinamento dei pm garanzia di terzietà"
Sul fronte giudiziario, la Procura di Bologna ha risposto con fermezza all’istanza presentata dall’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia di Fakir. Il difensore aveva chiesto, richiamando le direttive della Corte europea dei diritti dell'uomo, di affidare le indagini a un corpo diverso dalla polizia per evitare possibili conflitti di interesse e garantire la serenità degli accertamenti. La procura, tuttavia, ha ribadito la propria posizione chiarendo che "la garanzia migliore per la terzietà e la distanza tra i fatti e chi indaga è il coordinamento dei pm".
I magistrati, che seguono l'inchiesta in prima persona con un pool dedicato, rappresentano dunque l'elemento di garanzia contro qualsiasi ingerenza. Anselmo, pur dichiarando massima fiducia nei pm, ha sottolineato la necessità che sindacati e governo restino fuori dalla vicenda, mentre l'inchiesta prosegue il suo corso con l'obiettivo di accertare le eventuali responsabilità.
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