Il caso Fakir, la procura di Bologna respinge la richiesta di ricusazione della squadra mobile

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione che avvolge la morte di Abderrahim Fakir, il giovane deceduto dopo un inseguimento a Bologna, si arricchisce di un nuovo e significativo capitolo. La procura felsinea ha ufficialmente respinto la richiesta di ricusazione della squadra mobile, presentata dall'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia.

Una decisione che arriva in un clima di accesso dibattito, con le parole del difensore che riecheggiano ancora forti: "Le analisi del cellulare di Fakir stiano ai fatti", aveva dichiarato Anselmo, sottolineando l'esistenza di "un diritto alla privacy" che deve essere tutelato e la necessità di evitare una "vittimizzazione secondaria". La risposta della procura, arrivata dagli uffici di via Garibaldi, è stata netta, affidando la "garanzia migliore per la terzietà e la distanza tra i fatti e chi indaga" al coordinamento dei pm, ritenuti l'argine naturale a possibili sconfinamenti.

La perizia sul cellulare e i sette mesi da ricostruire

Al centro delle indagini, coordinate da un pool di magistrati composto dal pm Domenico Ambrosino, dalla pm Francesca Arienti e dalla procuratrice aggiunta Morena Plazzi, resta l'attività di analisi del telefono cellulare di Fakir. Il consulente della procura è già al lavoro per esaminare la memoria del dispositivo, con l'obiettivo di ricostruire sette mesi di vita del ragazzo, un arco temporale cruciale che comprende spostamenti, messaggi e contatti.

Una finestra di indagine che, come prevedibile, potrebbe allargarsi ulteriormente qualora il consulente dovesse imbattersi in elementi ritenuti rilevanti per l'inchiesta e che richiedessero un'estensione dell'analisi a periodi più lontani. La procura, con la sua decisione sulla ricusazione, ha voluto ribadire che l'autorità giudiziaria è e resta il centro propulsore e garante dell'intera indagine.

La ferma presa di posizione della procura

È una presa di posizione ferma e decisa quella che ha preso la procura di Bologna all'indomani della richiesta ufficiale da parte dell'avvocato Anselmo di "un cambio di Corpo nelle indagini". La richiesta del legale, che aveva sollevato dubbi sull'operato della squadra mobile, è stata archiviata con una replica che non lascia spazio a equivoci: la terzietà delle indagini è garantita dalla supervisione dei magistrati.

"La garanzia migliore per la terzietà e la distanza tra i fatti e chi indaga sia il coordinamento dei pm", hanno fatto sapere da via Garibaldi, respingendo al mittente la richiesta di ricusazione. La procura ha quindi ribadito la piena fiducia nell'operato della polizia giudiziaria, sottolineando come il lavoro investigativo sia costantemente monitorato e diretto dal pool di magistrati, che rappresentano il baluardo per garantire il rispetto della legge e dei diritti di tutte le parti coinvolte.

Le polemiche politiche e il corteo del 2 agosto

Intanto, il caso Fakir continua a intrecciarsi con le tensioni politiche e sociali della città. Le parole del procuratore, che aveva invitato sindacati e governo a "restare fuori" dalle dinamiche investigative per non influenzare il lavoro della magistratura, trovano eco in un clima già surriscaldato dalle polemiche. L'appello di Potere al popolo a costruire "uno spezzone per la verità e la giustizia" in occasione del corteo del 2 agosto, in occasione del 46esimo anniversario della strage alla stazione, ha aperto un ulteriore fronte di scontro.

Gli attivisti di Pap hanno annunciato che sfileranno visibilmente separati dal corteo istituzionale, e la loro presenza potrebbe rappresentare un nuovo banco di prova per le forze dell'ordine. Il rischio di tensioni è concreto, e la scelta della procura di tenere le indagini al riparo da pressioni esterne si configura, in questo contesto, come una scelta obbligata per garantire che la ricerca della verità proceda senza condizionamenti.

La vicenda, che ha già scosso profondamente la città, si prepara a vivere nuovi capitoli, con l'attenzione dei riflettori puntata sulle prossime mosse della magistratura e sul delicato lavoro di analisi che dovrà fare chiarezza sulla tragedia.

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