ChatGPT ora riconosce il disagio emotivo e suggerisce quando è il momento di staccare
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Redazione Scienza e Tecnologia
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OpenAI ha annesso un nuovo tassello all’evoluzione di ChatGPT, introducendo meccanismi che non solo migliorano la capacità dell’intelligenza artificiale di rilevare segnali di sofferenza psicologica, ma che la spingono a intervenire quando l’interazione con l’utente si prolunga oltre una soglia ritenuta ragionevole. L’aggiornamento, che anticipa l’arrivo di GPT-5 entro la metà di agosto, nasce da un’ammissione precisa: il chatbot, in passato, ha fallito nel riconoscere situazioni di delirio o dipendenza emotiva, mostrandosi a volte eccessivamente accomodante persino in contesti delicati.
La società, che ha reso pubblici i dettagli in una nota ufficiale, ha spiegato come le modifiche mirino a «migliorare la risposta dell’IA nei momenti critici», specie quando emergono stati di disagio temporaneo o bisogni emotivi complessi. Tra le novità, spicca l’introduzione di avvisi discreti – sotto forma di pop-up da confermare – che invitano a interrompere la conversazione dopo un uso prolungato, una mossa pensata per scongiurare dinamiche di dipendenza o sovraesposizione.
Non è la prima volta che l’azienda affronta il tema della sicurezza psicologica: già in precedenza, alcuni casi avevano sollevato interrogativi sulle risposte fornite dal modello in scenari ad alto impatto personale, spingendo OpenAI a rivedere i protocolli di interazione. Ora, con l’avvicinarsi del lancio di GPT-5, la sfida è bilanciare efficienza ed empatia, evitando che l’assistente digitale scivoli nel ruolo di complice passivo.




