Netanyahu e la strategia delle tensioni in Cisgiordania verso il voto del 27 ottobre

Netanyahu e la strategia delle tensioni in Cisgiordania verso il voto del 27 ottobre
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A poco più di tre settimane dalle elezioni israeliane del 27 ottobre, il premier Benjamin Netanyahu ha convocato i vertici delle forze armate per una riunione urgente a Gerusalemme. L'incontro, riportato dal quotidiano Haaretz, si inserisce in un quadro di crescente attenzione per la sicurezza in vista dell'appuntamento elettorale, il primo dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 e i successivi anni di conflitto.

L'allarme dalla base aerea di Tel Nof

Durante una visita alla base aerea di Tel Nof, Netanyahu ha diffuso un videomessaggio in lingua ebraica nel quale ha affermato che esistono «indicazioni» secondo cui «i nostri nemici tenteranno di attaccarci» in prossimità delle elezioni, senza tuttavia fornire dettagli su chi siano i destinatari di questo avvertimento. «Non scherzate con noi, né ora né mai», ha aggiunto il premier, sostenendo che «il nostro lungo braccio vi raggiungerà ovunque e in qualsiasi momento».

La dichiarazione è stata rilasciata in un momento in cui i sondaggi mostrano un quadro di sostanziale incertezza sulla formazione della prossima maggioranza parlamentare.

Il quadro dei sondaggi e la soglia dei 61 seggi

Le rilevazioni più recenti delineano un testa a testa tra i due principali schieramenti. Secondo un sondaggio pubblicato dal canale israeliano Channel 12, il blocco guidato dal leader del partito Yashar, Gadi Eisenkot, otterrebbe 54 seggi, contro i 50 attribuiti al campo del premier uscente, con sedici seggi assegnati a formazioni non allineate.

Il sistema elettorale israeliano, di tipo proporzionale con soglia di sbarramento al 2 per cento, rende tuttavia necessario il sostegno di almeno 61 dei 120 deputati della Knesset per formare un governo, una soglia che nessuno dei due blocchi sembra al momento raggiungere.

Le tensioni in Cisgiordania e gli attacchi dei coloni

Sul fronte della Cisgiordania, nelle stesse ore in cui Netanyahu lanciava il suo avvertimento dalla base aerea, oltre cento coloni israeliani hanno dato vita a quella che l'esercito ha definito una «rivolta violenta» nel villaggio di Jalud, a sud di Nablus, dove intendevano impedire il ritorno di una famiglia palestinese nella propria abitazione.

I manifestanti hanno bloccato strade, incendiato edifici e veicoli e lanciato pietre contro le forze di sicurezza: tre agenti della polizia di frontiera sono rimasti lievemente feriti e due partecipanti sono stati arrestati. Netanyahu ha condannato «con fermezza» gli episodi, precisando però che i responsabili «non sono rappresentativi» dei coloni che rispettano la legge.

Le reazioni dell'opposizione

Le dichiarazioni del premier sull'imminenza di una minaccia esterna hanno suscitato le critiche delle opposizioni. Il leader di Yashar, Gadi Eisenkot, ha chiesto che, qualora le minacce fossero reali, il capo dell'opposizione Yair Lapid venga immediatamente informato, definendo necessario un simile passo per accertare che non si tratti di una «manovra politica» volta a sabotare il processo elettorale.

Yair Golan, alla guida del partito dei Democratici, ha affermato che Netanyahu «sa di perdere» e «ha paura», aggiungendo che non si deve permettere che utilizzi la sicurezza di Israele per sabotare le elezioni.

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