La Nato prepara la "Teoria della Vittoria": droni e intelligenza artificiale per difendere il fianco est

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il fianco orientale dell'Alleanza Atlantica torna al centro della pianificazione strategica con un documento che porta un nome inequivocabile: "Teoria della Vittoria". Il prossimo 12 ottobre, a Varsavia, il comandante supremo delle forze Nato in Europa, il generale statunitense Alexus Grynkewich, presenterà ufficialmente il piano elaborato per rispondere a un'eventuale aggressione russa lungo il versante che si estende dalla Finlandia fino alla Bulgaria.

La notizia, diffusa da Bloomberg e confermata da diverse fonti diplomatiche, delinea un approccio che combina le forze terrestri tradizionali con tecnologie a basso costo e alta efficienza, in primo luogo droni e sistemi di intelligenza artificiale per l'acquisizione dei bersagli.

Un cambio di paradigma nella difesa del fianco est

La strategia non si limita a una generica dichiarazione di intenti, ma delinea una sequenza operativa precisa. Secondo le indiscrezioni filtrate, in caso di attacco le forze Nato utilizzerebbero inizialmente le unità terrestri dislocate sul fianco orientale, supportate da droni economici e sistemi a equipaggio ridotto, con il puntamento dei bersagli assistito dall'intelligenza artificiale.

L'obiettivo immediato è fermare l'avanzata nemica; una volta riconquistata la libertà di manovra, l'Alleanza colpirebbe le strutture di comando e controllo avversarie per ottenere una vittoria rapida e schiacciante. Il colonnello Martin O'Donnell, portavoce di Grynkewich, ha sintetizzato il concetto in termini essenziali: "La teoria della vittoria del comandante supremo alleato in Europa è semplice: mantenere il vantaggio della Nato".

Ha poi aggiunto che, di fronte a un ambiente di sicurezza globale instabile e complesso, è necessario creare fin da ora le condizioni per dissuadere qualsiasi aggressione e, se necessario, vincere.

L'Estonia accelera sulla "difesa attiva"

Mentre la Nato mette a punto il quadro strategico complessivo, uno dei paesi più esposti lungo il confine orientale ha già avviato una profonda riorganizzazione delle proprie forze. L'Estonia ha introdotto lo scorso maggio il concetto di "difesa attiva" nella propria politica di sicurezza nazionale, una scelta che ha portato a un ripensamento radicale della postura militare. La prima brigata di fanteria, l'unità principale delle forze terrestri estoni, è stata permanentemente trasferita dalla base di Tapa a Jõhvi, a soli cinquanta chilometri dal confine russo.

Nella città di Narva è inoltre in costruzione una nuova base capace di ospitare fino a mille militari, con duecento soldati in pianta stabile e altri ottocento in caso di crisi.

Il colonnello Tarmo Kundla, comandante della brigata, ha spiegato la logica di questo spostamento con parole nette: "Dobbiamo partire dal confine e vincere fin dalle prime battaglie". La dottrina precedente, basata su una mobilitazione rapida e su una difesa di tipo quasi guerrigliero per guadagnare tempo in attesa dei rinforzi Nato, è stata giudicata superata dall'osservazione di quanto accaduto in Ucraina. La conclusione a cui sono giunti i vertici militari estoni è che il Cremlino non si cura delle perdite quando combatte per mantenere il territorio occupato.

Investimenti record e nuovi sistemi d'arma

Il cambio di strategia si accompagna a un aumento senza precedenti della spesa per la difesa. Nel 2026 il bilancio militare estone è cresciuto del 42 per cento, raggiungendo i 2,4 miliardi di euro, pari al 5,4 per cento del prodotto interno lordo. Parallelamente, Tallinn ha firmato contratti per l'acquisizione di nove lanciarazzi HIMARS di fabbricazione statunitense, equipaggiati con missili balistici M57 con una gittata fino a trecento chilometri, e di un numero equivalente di sistemi sudcoreani Chunmoo, anch'essi con capacità di ingaggio a lunga distanza.

La distanza da San Pietroburgo, obiettivo potenzialmente alla portata di questi sistemi, è di circa duecentosessanta chilometri. Un funzionario del ministero della Difesa estone ha riassunto la portata del cambiamento: "Stiamo cambiando tutto. La realtà è che la pianificazione difensiva estone era la stessa da dieci anni. Ma la Russia sta già pianificando di raddoppiare le sue forze oltre il nostro confine".

Lo scenario Narva e le incognite sulla deterrenza

L'attenzione degli analisti si concentra in particolare su Narva, città a maggioranza russofona situata proprio sulla linea di confine. Secondo diverse valutazioni, un'azione militare limitata contro questo centro abitato potrebbe essere concepita da Mosca come un test della determinazione dell'Alleanza, un modo per verificare se l'articolo 5 del trattato atlantico venga considerato una garanzia effettiva o una semplice clausola sulla carta. Un alto funzionario dell'intelligence militare estone ha espresso senza mezzi termini la preoccupazione prevalente: "La deterrenza non sta funzionando.

Il periodo critico per affrontare questa situazione, per tutti noi negli Stati baltici, è nei prossimi uno-quattro anni". Il documento che Grynkewich presenterà a Varsavia intende rispondere anche a questa esigenza, chiarendo come la Nato intende integrare le nuove tecnologie con i sistemi d'arma tradizionali e quali siano le esigenze operative concrete che giustificano gli aumenti di spesa già annunciati dai paesi membri.

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