La procura di Napoli affida l’incarico per l’autopsia sul Corpo di Domenico, il bimbo di due anni morto dopo un trapianto di cuore danneggiato dal ghiaccio secco
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Redazione Interno
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Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, ha dato il via libera all’incidente probatorio e ha nominato i tre specialisti che martedì 3 marzo procederanno all’autopsia sul corpicino di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e quattro mesi deceduto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi dopo un calvario durato due mesi. L’esame autoptico, che si annuncia come un passaggio cruciale e tecnicamente complesso nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Simona Ricci e dal sostituto Giuseppe Tittaferrante, sarà condotto da un collegio di altissimo profilo: Mauro Rinaldi, professore ordinario di Cardiochirurgia all’università di Torino e direttore del centro trapianti di cuore e polmone delle Molinette; Luca Lorini, direttore del dipartimento di Emergenza e urgenza dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo; e Biagio Solarino, associato di Medicina legale all’università di Bari. I consulenti nominati dalla famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, e quelli delle sette persone attualmente iscritte nel registro degli indagati – sei componenti dell’équipe che eseguì l’intervento il 23 dicembre e una dirigente medica del Monaldi – potranno assistere alle operazioni e presentare le proprie deduzioni.
L’obiettivo principale dei periti, come si apprende da fonti giudiziarie, sarà quello di stabilire con precisione il nesso di causalità tra le lesioni riportate dall’organo durante il trasporto e il successivo, irreversibile declino delle condizioni cliniche del piccolo. Il cuore, prelevato da un donatore di quattro anni nell’ospedale San Maurizio di Bolzano, era stato posto all’interno di un contenitore con del ghiaccio secco, una sostanza che raggiunge temperature prossime ai settanta gradi sotto zero; una circostanza, questa, che avrebbe trasformato il muscolo cardiaco in un blocco di ghiaccio, rendendolo di fatto inutilizzabile. Dalle testimonianze raccolte dai carabinieri del Nas, emerse in questi giorni e definite “splatter” dallo stesso legale Petruzzi, si è appreso che all’arrivo dell’organo a Napoli, intorno alle 14,30, il personale infermieristico tentò in ogni modo di recuperarlo: il cuore, estratto dal cestello, appariva come una “pietra di ghiaccio”, e venne immerso prima in acqua fredda, poi tiepida, infine calda, in un disperato tentativo di scongelarlo che si rivelò del tutto vano.
Le crepe nelle procedure e la gestione del post-operatorio
La decisione del cardiochirurgo Guido Oppido di procedere comunque con l’impianto, motivata dall’assenza di alternative e dalla necessità di non tenere il piccolo Domenico oltre misura in circolazione extrarea, rappresenta uno dei nodi centrali su cui gli inquirenti chiedono chiarezza. L’autopsia dovrà accertare non solo lo stato dell’organo al momento del trapianto – e quindi se vi fossero lesioni cellulari talmente estese da rendere l’intervento inappropriato – ma anche la correttezza della gestione clinica nei quarantacinque giorni successivi, quelli che vanno dal 23 dicembre fino al 6 febbraio, data della prima commissione interdisciplinare. L’avvocato Petruzzi ha più volte sollevato il sospetto che vi sia stato un “palese tentativo di occultamento”, sottolineando come dalla cartella clinica fornita dall’ospedale manchi il diario di perfusione, quel tracciato che dimostrerebbe l’esatto momento in cui il cuore malato del bambino venne espiantato; una lacuna documentale che la difesa ha già segnalato alla procura, chiedendo l’acquisizione forzosa del documento.
Nel frattempo, il quadro investigativo si è ulteriormente complicato con l’emergere di due relazioni che spostano il baricentro delle responsabilità. Da un lato, il Dipartimento di Prevenzione della Provincia di Bolzano ha inviato al ministero della Salute un dossier nel quale si elencano “significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli”: si parla di una dotazione tecnica incompleta, con materiale refrigerante insufficiente, e di incertezze nella gestione dell’anticoagulazione. Dall’altro, la direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, ha rivendicato in una lettera al quotidiano Il Mattino la tempestività delle verifiche interne, avviate già dal 30 dicembre, quasi a voler circoscrivere l’eventuale negligenza a singoli professionisti e non alla struttura. Accuse e controaccuse che, al momento, non hanno però portato a iscrizioni nel registro degli indagati a carico di personale altoatesino: la procura partenopea, dopo aver sentito i medici di Innsbruck al confine e aver svolto una simulazione con i Nas, ha escluso per ora profili di colpa nell’ospedale San Maurizio.
Le testimonianze choc e l’audio depositato dalla madre
Elementi di forte tensione emergono anche dai racconti di chi quella notte di Natale si trovava in sala operatoria. Tre infermieri hanno riferito agli inquirenti non solo dei tentativi di scongelamento, ma anche del clima che si respirò nei giorni seguenti: in una riunione del 10 febbraio, particolarmente accesa, Oppido avrebbe perso il controllo, sferrando un calcio contro un termosifone. La madre del piccolo, Patrizia Mercolino, ha inoltre depositato negli uffici di via Armando Diaz una registrazione audio di una conversazione avuta con il chirurgo; un file che il sostituto procuratore Tittaferrante sta ora analizzando per verificare se vi siano elementi utili a sostenere l’ipotesi di reato, più grave, dell’omicidio volontario con dolo eventuale, come richiesto dalla famiglia. La donna, che in questi giorni ha ricevuto manifestazioni di affetto da sconosciuti e ha chiesto che eventuali donazioni vengano devolute all’Aido, ripete di volere “giustizia, tutta la verità”, mentre il padre Antonio ha raccontato ai giornali lo smarrimento di quei giorni: i medici, dopo Capodanno, erano semplicemente “spariti”, lasciando intendere che non ci fosse più nulla da fare.
L’esame del cuore e le prossime scadenze processuali
Martedì 3 marzo, dunque, il giudice Sorrentino formulerà i quesiti ai quali i tre periti dovranno rispondere, dando ufficialmente il via agli accertamenti irripetibili. L’autopsia, che si preannuncia come un esame lungo e minuzioso, verterà in particolare sull’analisi istologica del miocardio per verificare l’entità del danno da freddo e la sua eventuale progressione nelle settimane successive all’intervento. Si dovrà inoltre far luce su un altro aspetto sollevato dall’inchiesta: l’espianto del cuore malato di Domenico avvenne alle 14,18, ben quattro minuti prima della conferma dell’arrivo del nuovo organo, una tempistica che, secondo alcuni, avrebbe reso il bimbo irreversibilmente dipendente dalla macchina cuore-polmone e di fatto obbligato i chirurghi a procedere a tutti i costi. Un passaggio, questo, su cui la procura intende vederci chiaro, così come sulla mancata esecuzione di una Tac cerebrale nei primi due mesi, un esame che forse avrebbe potuto evidenziare i danni neurologici che hanno portato il bambino alla morte. La salma, al momento, non potrà essere restituita alla famiglia per i funerali, previsti inizialmente per mercoledì; l’obiettivo, come spiegato dal legale Petruzzi, è quello di liberare il del piccolo Domenico, ma tutto dipenderà dai tempi della medicina legale.




