Meta, nuovo piano di licenziamenti: a rischio il 20% dei dipendenti per puntare tutto sull'intelligenza artificiale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La casa di Menlo Park si prepara a vivere una nuova, profonda scossa. Stando a quanto riportato dall’agenzia Reuters, che cita fonti anonime interne all’azienda ma a conoscenza delle discussioni in corso, Meta starebbe mettendo a punto un piano di ristrutturazione che potrebbe portare al licenziamento di circa un quinto della sua forza lavoro. Se confermata, l’ondata di tagli – la cui entità, va detto, non è stata ancora definitivamente fissata e potrebbe variare – rappresenterebbe la più massiccia riduzione di personale dal 2022, quando l’azienda aveva già operato diversi tagli per cercare di ottimizzare le proprie strutture.

Alla base di questa decisione, che getterebbe migliaia di dipendenti in uno stato di profonda incertezza, ci sarebbero gli investimenti colossali che Mark Zuckerberg ha deciso di destinare allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La strategia del fondatore è chiara e, a suo modo, radicale: compensare le spese astronomiche per le infrastrutture dedicate all’AI con un drastico contenimento del costo del lavoro. Non si tratta, quindi, soltanto di una misura per pareggiare i conti, ma di una riorganizzazione che punta a integrare profondamente la nuova tecnologia nei processi produttivi, rendendo di fatto l’azienda più “snella” e, nelle intenzioni del management, più efficiente. L’obiettivo dichiarato, neppure troppo velato, è quello di affiancare l’intelligenza artificiale ai lavoratori che rimarranno, automatizzando una serie di compiti e funzioni che oggi richiedono ancora un massiccio impiego di risorse umane.

La scommessa miliardaria di Zuckerberg tra data center e acquisizioni

Il piano di tagli, che stando alle indiscrezioni potrebbe superare la soglia del 20% e arrivare a colpire circa sedicimila dipendenti sulla base degli organici attuali, è il riflesso di un’ambizione che non conosce mezze misure. Zuckerberg, del resto, ha da sempre puntato con decisione sull’AI generativa, tanto da dichiarare pubblicamente di voler investire la cifra monstre di seicento miliardi di dollari in data center entro il 2028. Una somma che dà la misura di quanto il futuro dell’azienda sia stato oramai ipotecato su questa tecnologia. A questo proposito, solo all’inizio di questa settimana, il colosso tech ha messo a segno una nuova acquisizione: si tratta di Moltbook, una piattaforma social piuttosto peculiare, in quanto concepita per permettere agli agenti di intelligenza artificiale di interagire tra loro. Un acquisto, questo, che testimonia la volontà di esplorare le frontiere più avanzate dell’AI, quelle in cui i software iniziano a comunicare in modo autonomo.

A questa operazione, se ne aggiunge un’altra, anch’essa recente e dal peso economico non indifferente: la spesa di almeno due miliardi di dollari per rilevare la startup cinese Manus, una società specializzata nello sviluppo di agenti AI. Una mossa che, oltre a portare in dote competenze tecniche di alto profilo, ha il sapore di una vera e propria dichiarazione d’intenti in un mercato, quello dell’intelligenza artificiale, dove la competizione si fa sempre più serrata e dove i giganti della tecnologia sono impegnati in una corsa agli armamenti senza esclusione di colpi.

La razionalizzazione interna e il nuovo corso dell’azienda

Quella che sta prendendo forma in casa Meta, sebbene non vi sia ancora alcuna ufficialità né un calendario definito per i tagli, appare dunque come una riorganizzazione profonda, che va ben oltre i normali aggiustamenti di organico. Le stesse fonti interpellate da Reuters parlano di un progetto ancora in fase di discussione, ma la direzione sembra ormai segnata: Zuckerberg intende rendere la sua creatura sempre più focalizzata sull’intelligenza artificiale, anche a costo di sacrificare una parte significativa dei suoi dipendenti. Lo stesso gruppo, del resto, ha già dato segnali in tal senso nei mesi scorsi, quando ha proceduto a un ridimensionamento della divisione Reality Labs, quella deputata allo sviluppo del metaverso, riducendo il personale di circa il dieci per cento e chiudendo alcuni studi di videogiochi dedicati alla realtà virtuale.

L’idea di fondo, per come emerge dalle indiscrezioni, è quella di utilizzare l’AI per aumentare la produttività dei singoli, riducendo la necessità di interi dipartimenti. Un concetto che lo stesso Zuckerberg aveva accennato agli investitori, spiegando che alcuni progetti che un tempo richiedevano team estesi possono oggi essere portati a termine da una singola persona di grande talento, opportunamente supportata dalla tecnologia. In questo scenario, la leva dei licenziamenti diventa funzionale a un disegno più ampio, volto a preservare i margini di profitto in un momento storico in cui gli esborsi per l’AI stanno lievitando a livelli senza precedenti, con una spesa in conto capitale che per il solo 2026 è prevista tra i 115 e i 135 miliardi di dollari, circa il doppio rispetto all’anno precedente. Il tutto mentre a Washington è tornato alla presidenza Donald Trump, un contesto politico che potrebbe influenzare le dinamiche di mercato e le strategie delle big tech.

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