Milano, il Nazareno prova a congelare la corsa alle primarie mentre Calabresi accelera

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Partito democratico prova a mettere il freno sulla partita milanese. Mentre a Roma si discute ancora del quadro nazionale e della legge elettorale, a Milano i candidati continuano a muoversi e a far crescere la pressione sul Nazareno. È la fotografia di una settimana che ha visto Igor Taruffi, responsabile organizzazione della segreteria dem, salire su un treno per Milano e incontrare uno dopo l’altro i possibili candidati nella sede del partito. Una missione che non ha prodotto un nome, ma una sequenza: prima il programma, poi la coalizione, infine il candidato.

E soprattutto una data: se le primarie si faranno, si terranno nei primi mesi del 2027, con una finestra che potrebbe arrivare fino a febbraio.

La linea del rinvio

La scelta di congelare tutto ha una logica precisa, spiegata dagli stessi vertici dem: concludere a ottobre il percorso programmatico, proporre a novembre alle forze della coalizione un momento unitario e solo dopo arrivare al nome. La formula utilizzata è significativa, perché le primarie restano sul tavolo e vengono indicate esplicitamente come «uno strumento utile», ma la decisione sul metodo dovrà essere concordata con tutta la coalizione. Non è una convocazione formale, insomma, ma un orizzonte temporale che consente al partito di prendere tempo mentre i nomi si moltiplicano.

Taruffi ha visto Lorenzo Pacini, Anna Scavuzzo e Pierfrancesco Majorino, mentre non c’è stato l’incontro ipotizzato con Mario Calabresi.

Il favorito nei sondaggi

Proprio il giornalista è il nome che agita i sonni del Nazareno. La rilevazione di settembre del Monitor Ixè-Milano, realizzata su un campione di mille maggiorenni residenti nel capoluogo lombardo, lo colloca nettamente in testa nelle eventuali primarie del centrosinistra. All’interno del range di affluenza più probabile, tra i 40mila e i 60mila partecipanti, Calabresi otterrebbe un consenso compreso tra il 48% e il 53%, contro il 30-36% di Majorino e l’8-10% di Scavuzzo.

Il dato sulla fiducia conferma la tendenza: Calabresi è al 68%, Majorino al 50%, la vicesindaca al 47%. La classifica si ribalta però sul terreno della notorietà, dove Majorino guida con il 75% di conoscenza, otto punti in più del giornalista, con Scavuzzo al 48%.

La partita dentro la coalizione

Il nodo non è soltanto interno al Pd. Nella città della Madonnina va per la maggiore il mantra che circola anche a livello nazionale, prima il programma e poi il candidato, ma con una differenza sostanziale rispetto alle elezioni politiche: il Movimento 5 Stelle, più che caldeggiare le primarie, punta a scongiurarle. È il messaggio che arriva da Campo Marzio, in coerenza con lo schema di gioco delle altre grandi città, dove i gazebo non si celebreranno.

Su Milano il Movimento di Giuseppe Conte intende dire la sua con la candidatura di Gianni Barbacetto, giornalista e autore di un libro di inchiesta sull’operato della giunta Sala, un profilo che da quelle parti viene presentato come ideale per incarnare la discontinuità.

Lo scambio con Sala

Sul fondo resta la questione più delicata, ovvero quanto cambiamento rispetto all’era Sala debba rappresentare il centrosinistra. È il tema sul quale Calabresi ha costruito la propria disponibilità, sostenendo che alla città serva «un cambiamento vero» e che Milano non possa essere considerata soltanto una città-vetrina.

Il sindaco uscente ha replicato dicendo di considerare positivo che qualcuno si faccia avanti e definendo naturale che un candidato voglia cambiare delle cose, ma ha aggiunto che il punto non è semplicemente parlare del cambiamento: servono «un progetto chiaro», «una squadra» e una storia personale capace di rassicurare i milanesi sulla capacità di gestirlo. Parole rivolte formalmente a tutti i candidati, ma arrivate dopo le dichiarazioni del giornalista sulla necessità di una svolta.

I numeri della città

Il sondaggio Ixè restituisce anche un quadro più ampio degli umori milanesi. Sulle intenzioni di voto per il futuro sindaco prevale un orientamento verso un candidato del centrosinistra, indicato dal 45% degli intervistati, contro il 38% che sceglierebbe un candidato del centrodestra e il 16% che propende per un nome esterno alle due coalizioni principali. La previsione sull’esito finale, tuttavia, si ribalta: il 38% dei milanesi ritiene che il prossimo sindaco sarà di centrodestra, due punti in più rispetto a chi immagina una vittoria del centrosinistra.

Il giudizio sulla qualità della vita in città è sufficiente, con un voto di 6,3 su 10, ma due intervistati su tre ritengono che sia peggiorata negli ultimi anni, e il 95% chiede cambiamenti nel modo in cui la città viene amministrata, non solo migliorie ma anche cambiamenti radicali.

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