Anguillara, il doppio suicidio dei genitori del femminicida e la lettera mai consegnata al figlio orfano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la macchina della giustizia procede, il dramma di Anguillara continua a dipanarsi lungo binari di dolore che sembrano non conoscere fine. Oggi, nel silenzio ovattato di un obitorio, si tenterà di dare un riscontro medico-legale all'ultimo, estremo gesto di Pasquale e Maria Carlomagno, i genitori di Claudio Carlomagno, l’uomo che lo scorso 9 gennaio ha confessato di aver ucciso la moglie Federica Torzullo con ventitré coltellate. I due coniugi, infatti, si sono spenti insieme nella loro casa, ponendo fine alle proprie esistenze in un momento di disperazione la cui portata, forse, solo le indagini potranno cominciare a delineare. Un atto che ha lasciato sgomenta l’intera cittadina sul lago di Bracciano, la quale, dopo lo shock per il femminicidio, si è ritrovata a dover metabolizzare un nuovo lutto, ancora più intricato e carico di interrogativi.

Il peso intollerabile della colpa

La scelta dei due anziani coniugi, i cui corpi sono stati ritrovati senza vita, si è abbattuta come un macigno su una vicenda già segnata dall’orrore, andando a comporre – suo malgrado – una sinistra cronologia del dolore. L’omicidio di Federica, il carcere per il figlio, e infine il loro suicidio: una sequenza che ha svuotato, nel giro di poche settimane, la vita di quel bambino di dieci anni che ora si trova al centro di una bufera giudiziaria ed emotiva senza precedenti. Le dinamiche e le cause precise di quel gesto estremo, su cui i magistrati hanno disposto gli accertamenti odierni, restano ancora da chiarire nella loro interezza; quel che è certo, tuttavia, è che la coppia si è trovata schiacciata da un peso diventato, evidentemente, intollerabile, quello di essere i genitori del mostro, di dover portare lo stesso cognome dell’autore di un femminicidio così efferato.

Le parole inchiostrate dalla cella

Proprio dalla sua cella nel carcere di Civitavecchia, intanto, Claudio Carlomagno ha tentato di costruire un ponte, seppur traballante e per molti versi inaccettabile, con quel figlio rimasto solo. Lo ha fatto attraverso una lettera, redatta di suo pugno, il cui contenuto è rimasto strettamente privato ma di cui sono trapelati, inevitabilmente, alcuni passaggi cruciali. L’uomo, un imprenditore che ha ammesso la propria colpa, avrebbe cercato di spiegare al bambino, con un linguaggio il più possibile addolcito, l’irreparabilità di quanto accaduto, ammettendo di aver ucciso la madre e chiedendo perdono. Una missiva che, stando a quanto ricostruito, però, non è mai giunta al destinatario, bloccata da quel filtro di protezione che le istituzioni – con il sindaco nominato tutore del minore – hanno dovuto necessariamente erigere attorno al piccolo. L’iniziativa del detenuto, se da un lato può essere letta come un tentativo di redenzione, si scontra con una realtà cruda: qualsiasi contatto diretto, persino epistolare, viene considerato prematuro e dannoso per la già fragile psicologia del fanciullo.

Un patrimonio sequestrato e un futuro da ricostruire

Parallelamente al percorso umano, prosegue senza sosta quello giudiziario e patrimoniale. Le indagini, che hanno visto i carabinieri del nucleo investigativo lavorare a stretto contatto con la procura, hanno portato al sequestro preventivo della villetta di proprietà dei genitori di Carlomagno, un bene che potrebbe rientrare nell’ambito della confisca finalizzata al risarcimento dei danni verso la parte civile, rappresentata dai familiari di Federica Torzullo. Un atto, questo, che si inserisce in una procedura volta a garantire che la giustizia abbia anche una concreta declinazione economica. Il bambino, intanto, vive sospeso in una dimensione altra, tra il silenzio di una casa che non è più la sua e il ritorno a una normalità scolastica che appare come un miraggio; il suo presente è scandito dalle cure di parenti e assistenti sociali, mentre il passato è ormai un campo minato di assenze: la madre uccisa, il padre in cella, i nonni paterni scomparsi.

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