Brexit, Sassoon: "Piccolo passo, ma attenti al bluff di Farage". Intanto Londra e Ue riannodano i fili

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Un passo piccolo, sì, ma è solo l’inizio. Gli accordi con Londra si moltiplicheranno, anche se il Regno Unito non tornerà mai nell’Ue». Donald Sassoon, storico britannico e convinto sostenitore del Remain, non nasconde un certo scetticismo, pur riconoscendo il valore simbolico del nuovo patto tra il governo di Keir Starmer e Bruxelles. Quella del 2016, ricorda, fu «la più grande stupidaggine», eppure oggi, a distanza di anni, si comincia a riparlare di cooperazione.

Quello siglato alla Lancaster House non è un ritorno al passato, ma un tentativo di riavvicinamento in settori chiave, dalla difesa alla mobilità giovanile, passando per i commerci. Un avvicinamento dettato anche dalle turbolenze globali, che spingono Londra e l’Europa a ritrovare un minimo di sintonia. L’intesa prevede incontri regolari su sicurezza e politica estera, un coordinamento rafforzato sulle sanzioni e l’adesione britannica al progetto europeo per la mobilità militare. Non solo: le aziende della difesa del Regno Unito potranno accedere al fondo Ue da 150 miliardi, anche se i dettagli – compresi eventuali contributi finanziari – restano da definire.

Le reazioni, com’era prevedibile, sono polarizzate. Se Starmer e Ursula von der Leyen parlano di «nuovo inizio», Nigel Farage grida al «tradimento della Brexit», accusando il governo di aver ceduto ai «tecnocrati di Bruxelles». Una retorica che riecheggia i toni infuocati del 2016, ma che oggi sembra fuori luogo, di fronte a un’intesa che punta più sulla praticità che sull’ideologia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.