Stellantis propone ai dipendenti Maserati di produrre la Grande Panda in Serbia
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Redazione Economia
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Maserati, il celebre marchio automobilistico del tridente, sta affrontando una crisi che sembra ormai strutturale, con un crollo delle vendite e una domanda in calo che ha costretto Stellantis, il gruppo a cui appartiene, a ridurre la produzione negli stabilimenti di Mirafiori e Modena. La conseguenza immediata è stata l’ingresso in cassa integrazione di numerosi dipendenti, molti dei quali impiegati sulle linee di assemblaggio delle vetture di lusso. In questo contesto, una proposta avanzata da Stellantis ha acceso il dibattito: trasferirsi in Serbia, a Kragujevac, per sei mesi, per contribuire alla produzione della nuova Fiat Grande Panda.
La proposta, rivolta a circa 200 lavoratori cassaintegrati dello stabilimento di Modena, prevede un compenso giornaliero di 135-140 euro, oltre alla possibilità di rientrare in Italia ogni 45 giorni con un volo pagato dall’azienda. Un’offerta che, se da un lato potrebbe apparire come una soluzione temporanea per ridurre i costi e mantenere occupata parte della forza lavoro, dall’altro solleva non poche perplessità. Trasferirsi in un Paese con una lingua e una cultura diverse, a oltre 1.000 chilometri di distanza, non è una decisione semplice, nemmeno se su base volontaria e per un periodo limitato.
La scelta di Kragujevac non è casuale: lo stabilimento serbo è già attivo nella produzione della nuova Fiat Panda, un modello che rappresenta una delle scommesse di Stellantis per il mercato europeo. Tuttavia, la proposta ha fatto discutere, soprattutto perché arriva in un momento in cui Maserati sta vivendo una fase critica, con progetti come quello della MC20 elettrica messi in pausa e investimenti ridotti al minimo. I sindacati, da parte loro, guardano con preoccupazione a una situazione che rischia di protrarsi nel tempo, lasciando molti lavoratori in una condizione di incertezza.
Non è la prima volta che Stellantis cerca soluzioni alternative per i dipendenti Maserati. Pochi mesi fa, aveva offerto loro la possibilità di acquistare a prezzo scontato una supercar del marchio, un’iniziativa che, seppur originale, non aveva risolto i problemi di fondo. Ora, con la proposta di trasferta in Serbia, l’azienda sembra voler affrontare la crisi con un approccio pragmatico, ma resta da vedere quanti lavoratori decideranno di accettare un’esperienza che, pur retribuita, comporta un distacco significativo dalla propria quotidianità.




