Copenaghen è la città più vivibile al mondo nel 2026, secondo l'Eiu

Copenaghen è la città più vivibile al mondo nel 2026, secondo l'Eiu
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Per il secondo anno consecutivo, Copenaghen si conferma la città più vivibile al mondo, secondo quanto stabilito dal Global Liveability Index 2026 pubblicato dall'Economist Intelligence Unit (EIU). La classifica, che prende in esame 173 città, valuta la qualità della vita basandosi su 30 indicatori suddivisi in cinque macro-categorie: stabilità, sanità, cultura e ambiente, istruzione e infrastrutture. La capitale danese ha ottenuto un punteggio di 98 su 100, con punteggi pieni in tre parametri su cinque: stabilità, istruzione e infrastrutture.

Il riconoscimento arriva in un momento in cui la media globale della vivibilità rimane invariata, attestandosi a 76,1 punti, segnale di una sostanziale stabilità che nasconde però dinamiche divergenti tra le diverse aree geografiche.

La top 10 mondiale e il dominio europeo

A completare il podio troviamo Vienna, che si aggiudica il secondo posto con 97 punti, e Melbourne che, sempre con 97 punti, scala la terza posizione. Al quarto posto si piazza Sydney, seguita da Zurigo e Ginevra; chiudono la top ten Osaka, Adelaide, Vancouver e Tokyo. L'Europa occidentale si conferma la regione con il punteggio medio più alto, 91,7, mantenendo il primato sulla qualità della vita, mentre il Nord America la segue con 90,4.

Tra i dati più significativi di questa edizione spicca la rimonta delle città asiatiche, che hanno registrato i miglioramenti più marcati grazie a investimenti nel settore sanitario, in particolare nelle metropoli cinesi e giapponesi.

Le città in fondo alla classifica e l'impatto dei conflitti

All'estremo opposto della graduatoria, Damasco si riconferma la città meno vivibile al mondo, seguita da Tripoli e Dhaka. La classifica evidenzia come i conflitti geopolitici e l'instabilità politica continuino a pesare in modo determinante sulle valutazioni. In particolare, il Medio Oriente ha subito un netto peggioramento a causa delle tensioni belliche, con città come Muscat e Kuwait City che hanno perso fino a 14 posizioni.

Tra i grandi centri asiatici che faticano a emergere, spicca il caso di Karachi, piazzatasi al 170º posto, e Dhaka, che con un punteggio di 42 su 100 si posiziona al 171º posto, confermando gravi criticità strutturali in ambito sanitario e infrastrutturale.

I criteri di valutazione e le tendenze globali

L'indice si basa su una valutazione ponderata che assegna il 25% del punteggio alla stabilità, considerando criminalità e rischi di conflitto; un altro 25% alla cultura e ambiente, che include variabili come clima, corruzione e offerta culturale; il 20% alla sanità e un identico peso alle infrastrutture; infine, il 10% all'istruzione.

Sebbene il punteggio globale non sia variato rispetto al 2025, gli analisti dell'EIU segnalano un lieve calo della stabilità, scesa in media di mezzo punto, un indicatore che riflette le crescenti tensioni internazionali e i disordini civili in diverse aree del mondo.

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