Iper Tosano, l'assalto al nuovo store di Cesano Boscone: c'è chi parla di terremoto per Esselunga e Metro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Cesano Boscone. Una lunga teoria di auto in coda per accedere ai parcheggi, carrelli che si incrociano nervosi tra i reparti e un viavai incessante di clienti già alle otto del mattino: è bastata l’apertura dei battenti – avvenuta giovedì 11 giugno con orario continuato fino alle 21.30 – per trasformare l’inaugurazione del nuovo Iper Tosano in un vero e proprio evento di massa.

Il punto vendita, situato all’interno del centro commerciale Porte di Milano, ha preso possesso degli spazi che un tempo appartenevano a Bennet (e prima ancora ad Auchan), e la folla, come era prevedibile, lo ha subito “preso d’assalto”. La gestazione dell’operazione, annunciata già nell’ottobre dello scorso anno, si è concretizzata con una doppia cerimonia: ieri l’inaugurazione a porte chiuse riservata alle autorità locali – tra cui il sindaco Marco Pozza – e oggi l’apertura al pubblico che ha letteralmente preso d’assalto le corsie.

La mossa del “category killer” nell’hinterland

Ci si chiede se questo nuovo ipermercato, che sorge a due passi dal capoluogo lombardo, rappresenti soltanto una valida alternativa per i residenti o se invece sia destinato a innescare una scossa tellurica nel settore della grande distribuzione. C’è chi, osservando il fenomeno, ipotizza un vero e proprio terremoto per i competitor storici della zona – Esselunga e Metro in testa – ma non manca chi ritiene che l’onda d’urto possa propagarsi ben oltre la periferia ovest di Milano.

In pratica, la pressione competitiva potrebbe farsi sentire su tutte quelle insegne che operano in un raggio di mezz’ora da questo centro commerciale: da Lidl a Eurospin, passando per IperCoop, il Gigante, Tigros, fino ad arrivare al Carrefour di Assago. La ragione di questo timore è insita nel Dna del gruppo veneto, noto per applicare un format aggressivo che gli operatori del settore definiscono “Iperdiscount”.

Iper Tosano, insomma, non è un semplice supermercato. La sua filosofia si basa su superfici imponenti e assortimenti profondi, capaci di offrire – come nel caso specifico di Cesano Boscone – oltre 45mila referenze distribuite su una superficie vendita di 7.500 metri quadrati, servite da 30 casse. La potenza di fuoco dell’insegna sta nell’ampiezza della gamma, che spazia dai freschi ai prodotti etnici, passando per una selezione di vini e, ciliegina sulla torta per gli appassionati, la celebre panetteria e pasticceria artigianale preparata in giornata.

Per farsi un’idea, basti pensare che solo nel reparto dei liquori, per citare un dettaglio emerso durante i sopralluoghi, si possono contare 121 brand diversi di gin.

La sfida dei prezzi e l’effetto traino sulle gallerie

Uno degli aspetti che più sta facendo discutere (e che spiega la ressa dei primi giorni) riguarda la leva dei prezzi, storicamente il punto di forza della catena tosana. In occasione del taglio del nastro, l’azienda ha applicato una promozione aggressiva: fino al 21 giugno, uno sconto del 10% su tutta la spesa, una mossa che già in passato ha dimostrato di saper “ripulire” gli scaffali e creare uno scollamento di clientela a favore del nuovo arrivato.

L’impatto, se confermato nel lungo periodo, potrebbe rivelarsi devastante per le insegne limitrofe, abituate fino a ieri a gestire il traffico della zona senza un competitor così strutturato.

L’apertura di giovedì rappresenta un tassello fondamentale nel percorso di espansione del gruppo: si tratta del secondo store nell’area metropolitana milanese e del settimo in Lombardia, portando a ventidue il totale dei punti vendita distribuiti in cinque regioni del Nord Italia. Non solo un negozio, quindi, ma un volano di rigenerazione per l’intera struttura commerciale. Basti guardare il dato logistico: alle spalle del nuovo ipermercato c’è un parcheggio da 1.

500 posti, di cui mille coperti, un segnale chiaro della capacità di attrazione (e di assorbimento del traffico) che ci si aspetta da questo polo. La galleria commerciale, gestita da Nhood, è stata sottoposta a un restyling profondo per recuperare la centralità persa dopo la chiusura di Bennet, e l’obiettivo dichiarato è quello di trasformare l’area in un “luogo di vita” capace di generare valore.

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