Multe calcolate al chilometro, patente a 17 anni e pec obbligatoria: le svolte del nuovo codice della strada

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dieci euro per ogni chilometro orario oltre il limite in autostrada, cinque sulle strade urbane ed extraurbane secondarie. È questa, in estrema sintesi, la cifra che sta facendo discutere gli addetti ai lavori e gli automobilisti, nella bozza della revisione del Codice della Strada attualmente al vaglio dei ministeri dell'Interno e dei Trasporti.

Un meccanismo che, se approvato, trasformerebbe il calcolo delle sanzioni in un sistema quasi "a tassametro", allontanandosi dagli attuali scaglioni fissi che prevedono importi predeterminati per fasce di velocità, e introducendo una proporzionalità diretta tra l'entità dello scarto dal limite e l'ammontare della multa.

Patente a 17 anni, la svolta europea che arriva in Italia

Tra le novità più attese, che trova origine in una direttiva dell'Unione Europea, spunta anche l'ipotesi di abbassare l'età minima per il conseguimento della patente di guida, portandola a diciassette anni. Una misura che, di fatto, consentirebbe ai più giovani di mettersi al volante con un anno d'anticipo rispetto alla normativa attuale, seppur con alcune limitazioni.

Come spiega Alessandro Galli, titolare di un'autoscuola a Trieste, la possibilità per i ragazzi di quella fascia d'età di avvicinarsi alla guida non è però del tutto inedita: già oggi, con il possesso della patente A1, è possibile seguire un corso di almeno dieci ore e ottenere un foglio rosa che permette di circolare su strada in affiancamento a un tutor, un accompagnatore con determinati requisiti che segue il neo-patentato per un periodo di esercitazione di un anno.

Il provvedimento in esame, quindi, sembra voler estendere questa facoltà anche alla guida di autovetture, normalizzando un percorso che in altre nazioni europee è già realtà consolidata.

Domicilio digitale obbligatorio per auto e moto

Un'altra rivoluzione, di carattere più amministrativo che stradale, riguarda l'obbligo di possedere un domicilio digitale, nella forma della Posta Elettronica Certificata (PEC), per chiunque intenda acquistare, vendere o semplicemente sottoporre a revisione un veicolo a motore immatricolato in Italia. La norma, contenuta nel testo-base del nuovo Codice della Strada su cui il ministero guidato da Matteo Salvini ha aperto una consultazione pubblica, mira a digitalizzare e rendere più tracciabili le operazioni legate al parco auto nazionale.

La novità, che ha suscitato già le prime reazioni tra le associazioni di categoria, prevede che l'indirizzo di posta certificata diventi una condizione sine qua non per poter perfezionare il passaggio di proprietà di un'auto usata o per ottenere il nulla osta alla revisione periodica, un adempimento che coinvolge milioni di italiani ogni anno.

La stretta sui controlli e i tempi della consultazione

Il pacchetto di misure, che include anche una stretta generale sui controlli digitali e la revisione delle norme relative alla sospensione della patente, è attualmente al centro di una fase di confronto. Le associazioni di settore hanno tempo fino al prossimo 13 settembre per presentare osservazioni, controproposte e integrazioni al testo predisposto dal ministero dei Trasporti.

L'impostazione scelta dal governo appare chiara, ovvero quella di legare in modo sempre più vincolante la proprietà e la circolazione dei veicoli all'identità digitale del proprietario, un passaggio che, nelle intenzioni, dovrebbe semplificare le comunicazioni tra cittadini e pubblica amministrazione, ma che solleva anche interrogativi sull'accessibilità per quella fascia di popolazione meno avvezza agli strumenti informatici.

Il sorpasso a destra, altra ipotesi rimessa sul tavolo, completa il quadro di una riforma che si preannuncia come uno degli interventi più strutturali degli ultimi anni, con l'obiettivo di aggiornare un impianto normativo che rischiava di rimanere troppo ancorato al passato rispetto all'evoluzione tecnologica e sociale del Paese.

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