Nuovo Codice della strada, la Pec può diventare obbligatoria per auto e moto
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Redazione Interno
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Una posta elettronica certificata per poter comprare un'auto, farci la revisione o semplicemente venderla. La novità, che rappresenta una delle svolte più significative contenute nel testo-base del nuovo Codice della strada sottoposto a consultazione pubblica dal ministero dei Trasporti, potrebbe presto diventare realtà per milioni di automobilisti e motociclisti italiani. Attenzione, però: l'obbligo non è ancora in vigore.
Si tratta infatti di una proposta sul quale associazioni e soggetti interessati possono presentare osservazioni e modifiche entro il 13 settembre, e solo al termine di questa fase si potrà capire quale formulazione confluirà nel provvedimento definitivo.
La svolta del domicilio digitale per i veicoli
L'idea di fondo è quella di legare in modo vincolante la proprietà di qualsiasi veicolo a motore immatricolato in Italia al possesso di un domicilio digitale, da registrare nell'Inad, l'Indice nazionale dei domicili digitali. In termini pratici, per i proprietari di auto, moto o di qualsiasi altro veicolo a motore, questo si tradurrebbe nell'obbligo di possedere un indirizzo di posta elettronica certificata.
Il nuovo Codice della Strada obbligherebbe infatti i proprietari dei veicoli a dotarsi di questo strumento, un balzo in avanti epocale che si inserisce nel percorso di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, ma che al momento, va ribadito, rimane ancora sulla carta in attesa di essere confermato o meno al termine della consultazione pubblica.
Quando e come scatterebbe l'obbligo di Pec
La riforma, se approvata, prevedrebbe un meccanismo graduale ma inesorabile per i veicoli già in circolazione, mentre per le auto nuove l'obbligo sarebbe immediato. Per chi acquista un veicolo nuovo, infatti, fornire il proprio indirizzo Pec diventerebbe una condizione necessaria per ottenere la carta di circolazione e la targa, senza la quale l'immatricolazione non potrebbe essere completata.
Per i milioni di veicoli che già circolano sulle nostre strade, invece, il domicilio digitale non andrebbe comunicato da tutti subito, ma diventerebbe un requisito imprescindibile nel momento in cui il proprietario dovesse effettuare una serie di operazioni burocratiche.
La più diffusa e ricorrente è la revisione periodica, che come noto va effettuata la prima volta dopo quattro anni dall'immatricolazione e successivamente ogni due: presentarsi all'appuntamento senza un indirizzo Pec valido significherebbe vedersi bloccare la procedura, con l'impossibilità di superare il collaudo obbligatorio per legge.
Operazioni a rischio senza posta certificata
Oltre alla revisione, l'obbligo scatterebbe in molteplici altre situazioni, di fatto paralizzando le pratiche più comuni per chi possiede un veicolo. Il trasferimento di proprietà, sia in caso di acquisto di un'auto usata che di vendita, richiederebbe la Pec sia per il venditore che per l'acquirente, che si troverebbero a dover necessariamente possedere un domicilio digitale per chiudere o aprire la propria posizione.
Lo stesso principio varrebbe per l'aggiornamento della carta di circolazione in seguito a modifiche strutturali del mezzo o per la reimmatricolazione, ad esempio in caso di furto o smarrimento della targa. Non ne sarebbero esenti nemmeno i veicoli immatricolati all'estero ma utilizzati da persone residenti in Italia: anche l'iscrizione al Reve, il Registro dei veicoli esteri, sarebbe strettamente vincolata al possesso di una Pec.
La norma prevedrebbe infine un vincolo di continuità: il domicilio digitale comunicato, che può essere sostituito nel tempo con un altro indirizzo valido, dovrebbe restare obbligatoriamente attivo per tutto il periodo in cui si mantiene la proprietà del veicolo, garantendo così allo Stato un canale di comunicazione ufficiale e diretto per qualsiasi notifica riguardante il mezzo.
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