Alisson Santos, la scommessa azzurra: dal Brasile alla 27, l'eredità di Lucca e il paragone con Kvara

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel mercato di riparazione estivo, una mossa last minute del Napoli ha portato in azzurro il brasiliano Alisson Santos, attaccante giunto in prestito dallo Sporting Lisbona con l'obiettivo preciso di infoltire il reparto offensivo a disposizione dell'allenatore e di agire come un potenziale elemento spaccadifese. Nato a Itapetinga nel 2002, il calciatore ha compiuto un percorso di crescita, come spesso accade per molti talenti sudamericani, lontano dai riflettori maggiori: formatosi nel settore giovanile del Vitoria, ha infatti mosso i primi passi da professionista nelle serie inferiori del campionato brasiliano, vestendo le maglie di Nautico e Figueirense, prima di approdare in Portogallo all'Uniao Leiria. Proprio in terra lusitana, nel 2025, è arrivata la svolta che lo ha proiettato in Europa, con lo Sporting Lisbona che ne ha acquisito il cartellino, scommettendo con coraggio sulle sue potenzialità e lanciandolo nelle competizioni di maggior rilievo.

Il numero della svolta: la 27 tra eredità e tradizione personale

Uno dei primi dettagli che ha catturato l'attenzione dei tifosi, ancor prima dell'annuncio ufficiale del club, è emerso dalle immagini che lo ritraevano mentre apponeva la sua firma su una maglia napoletana: lì, quasi in controluce, pareva di intravedere il numero 27, un particolare non da poco che ha alimentato curiosità in vista del possibile debutto in panchina contro il Genoa. Quella cifra, che sulle spalle di Lorenzo Lucca aveva scritto pagine recenti della storia del club, si è infatti liberata, offrendosi a un nuovo proprietario. E per Alisson de Almeida Santos quel numero non è affatto un estraneo, avendolo spesso indossato durante la sua esperienza europea, sia all'UD Leiria che allo Sporting CP, mentre in precedenza, in Brasile, aveva utilizzato altri numeri, compresi il 16, il 21 e il 23.

La rivelazione sotto la guida di Silas: «Ricorda certi colpi di Kvara»

A raccontare la parabola ascendente del giocatore, da riserva a protagonista, è chi quell'ascesa l'ha diretta e pilotata: Jorge Manuel Rebelo Fernandes, per tutti Silas, che lo ha allenato proprio al Leiria. «Quando arrivammo non giocava molto», ha ricordato l'allenatore in un'intervista, delineando il quadro di un ragazzino che faticava a trovare spazio. La svolta, però, è coincisa con il suo arrivo in panchina, momento da cui è partita un'impennata costellata di presenze, reti, assist e giocate di qualità, tutte elementi che hanno contribuito in maniera decisiva alle sorti della squadra. Silas, senza mezzi termini, ha tracciato un paragone di peso, affermando che alcuni suoi colpi di tacco o di sponda «ricordano» quelli dell'astro azzurro Khvicha Kvaratskhelia, un'accostamento che, al di là delle iperboli, serve a sottolineare una certa impronta creativa e imprevedibile nel suo modo di concepire il gioco.

Il Napoli "verdeoro": il club celebra il quartetto brasiliano

Con l'ingaggio di Alisson Santos e di Giovane, il Napoli ha allargato il suo nucleo di calciatori brasilieri in rosa, portandoli a quattro, considerando anche Neres e Juan Jesus. Una piccola colonia, quella "verdeoro", che il club ha voluto celebrare con un'apposita grafica pubblicata sui propri profili social, occasione nella quale è stato anche ufficializzato, definitivamente, il numero di maglia scelto dal nuovo attaccante: la 27, appunto. Questa operazione di mercato, quindi, non si limita al mero rinforzo tecnico, ma contribuisce a tessere ancora di più quel legame tra il club e il calcio brasiliano, in una contaminazione di stili e talenti che ha sempre caratterizzato la storia del calcio partenopeo.

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