Migranti, al Consiglio d’Europa passa la linea italiana su espulsioni e rimpatri
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Redazione Interno
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La linea dura del governo Meloni, quella che da mesi cerca di snellire le procedure di allontanamento per gli stranieri condannati, ha incassato un’importante legittimazione multilaterale. I 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, riuniti a Chisnau in Moldova, hanno raggiunto un accordo su un testo che – come sottolineato da più parti – modifica di fatto l’approccio prevalente fino a oggi in tema di diritti umani applicati ai migranti irregolari. L’intesa, sollecitata in particolare da Italia e Regno Unito, punta a rendere le espulsioni meno complesse, evitando che i Paesi firmatari della Convenzione europea dei diritti dell’uomo incorrano in sanzioni per violazione del diritto alla vita familiare o per il rischio di trattamenti degradanti.
Una svolta nelle interpretazioni della Corte di Strasburgo
Finora, lo ricordano i resoconti della riunione, la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva più volte bloccato o condizionato i rimpatri, ritenendo che allontanare un detenuto straniero – magari con legami affettivi radicati nel territorio – potesse violare il principio di proporzionalità. In altre occasioni, era emerso il timore che il paese di destinazione non garantisse condizioni dignitose, facendo scattare la clausola sui trattamenti inumani o degradanti. Con la nuova interpretazione sollecitata dalla maggioranza dei Paesi, si chiede ora a Strasburgo di rivedere queste stesse letture, aprendo la strada a espulsioni più rapide e, in alcuni casi, verso centri di rimpatrio situati in nazioni terze.
Il ruolo del governo Meloni e il cambio di rotta rivendicato da Fratelli d’Italia
Marco Scurria, senatore di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Commissione Migrazione del Consiglio d’Europa, ha definito l’esito dei lavori come un “cambio di rotta” reso possibile proprio dalla determinazione dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Secondo Scurria – che ha seguito da vicino le trattative a Chisnau – il merito principale è stato quello di trasformare quella che appariva una questione prettamente nazionale in una priorità condivisa a livello continentale. La sua dichiarazione, ripresa dalle agenzie, insiste su un punto preciso: la linea italiana non è più isolata, anzi diventa un riferimento operativo per molti dei 46 Stati membri, stanchi di vedere bloccati i rimpatri per cavilli giurisdizionali ripetuti.
Le altre decisioni del Comitato dei ministri: Ucraina e sicurezza democratica
L’incontro moldavo, va detto, non si è concentrato soltanto sui flussi migratori. Sul tavolo dei ministri c’erano anche il sostegno all’Ucraina – con l’accelerazione verso l’istituzione di un Tribunale speciale per il crimine di aggressione –, il rafforzamento della sicurezza democratica e la lotta alle interferenze straniere nella manipolazione delle informazioni. Proprio a ventiquattr’ore da un bombardamento su un condominio nel centro di Kiev, costato 24 vittime secondo il ministero degli Esteri ucraino, il Consiglio d’Europa ha annunciato un nuovo passaggio istituzionale per quel tribunale. Un segnale, quello, che dimostra come l’organizzazione, pur distinta dall’Unione europea a 27, stia cercando di mantenere un profilo alto su più fronti, senza però trascinare le discussioni migratorie in un vicolo cieco di veti reciproci.
Centri di rimpatrio e vita familiare: i nodi ancora aperti per i giudici
Resta chiaro, almeno stando al testo approvato, che la nuova interpretazione non cancella di colpo tutte le tutele. La Corte di Strasburgo conserverà il potere di esaminare caso per caso, ma l’orientamento generale – auspicano Italia e Regno Unito – dovrebbe spostarsi verso un bilanciamento meno sbilanciato a favore dello straniero condannato. Le violazioni del diritto alla vita familiare, per esempio, non dovrebbero più bastare da sole a bloccare un’espulsione, se il reato commesso è grave e se il paese terzo offre garanzie minime. Così come i rischi di trattamenti degradanti – che hanno fermato decine di rimpatri negli ultimi anni – dovranno essere dimostrati in modo più stringente, senza presunzioni automatiche. Su questo terreno si giocheranno le prossime battaglie giudiziarie: da un lato i giudici nazionali, tenuti a recepire l’indicazione politica di Chisnau; dall’altro i ricorrenti, che difficilmente rinunceranno a invocare le tutele classiche della Convenzione.




