Sanremo 2026, le pagelle agli abiti e ai look della finale tra luci, ombre e qualche piede nudo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È calato il sipario sulla settantaseiesima edizione del Festival della canzone italiana, e come da tradizione, l’ultima serata ha rappresentato non solo il verdetto musicale con la meritata vittoria di Sal Da Vinci, ma anche la passerella definitiva dove ogni dettaglio, dai guanti lunghi alle scarpe (quando indossate), è stato passato al setaccio. L’attesa per il gran finale, si sa, porta con sé la promessa di azzardi controllati e di una cura maniacale dell’immagine, perché la foto del podio è un biglietto da visita che accompagnerà i cantanti per mesi. E se per alcuni questa consapevolezza ha significato l'apoteosi dello stile, per altri si è tradotta in una caduta di stilo, quando non in una vera e propria rinuncia alla gara del look. Sul palco dell’Ariston, dove Carlo Conti, affiancato da Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, ha aperto la serata con un cappello formale agli ultimi e complessi risvolti geopolitici, la moda ha parlato un linguaggio fatto di rivincite, conferme e qualche fraintendimento.

Il podio dell’eleganza: tra décolleté e piedi nudi

La gara dello stile, per la serata conclusiva, ha visto trionfare chi ha saputo unire la forza del messaggio personale alla potenza del ricordo. Se Arisa ha incassato un cinque in pagella per un look definito da alcuni "da spiaggia" o per un pacchetto regalo frainteso, abbandonando l'aura eterea delle sere precedenti, c'è chi ha letteralmente rubato la scena con un gesto carico di significato. Serena Brancale ha scelto di indossare un abito nero con ricami in pizzo, un prezioso D&G vintage, che non era solo un esercizio di stile: quel vestito era appartenuto a sua madre, scomparsa nel 2020, e dedicandole la sua "Qui con me" la commozione, sua e della sorella Nicole sul palco, ha trasformato la mise in un tributo toccante e personale, lontano anni luce da qualsiasi competizione superficiale. Una scelta che ha messo d'accordo tutti i commentatori, unendo la forza emotiva alla perfezione sartoriale.

Sull’altro versante, quello di una teatralità punk e consapevole, le Bambole di pezza hanno convinto con un look che mescolava il vedo-non-vedo del color carne a brillantini strategici, portando una ventata di glam rock e benzina sul palco, restando fedeli a un’estetica di gruppo che funziona. E poi c’è Chiello, che con il suo doppiopetto nero, la cravatta bordeaux e una rosa appuntata, è parso la versione più "seria" di sé stesso, forse un po' addomesticata per l'occasione, ma pur sempre elegante. Menzione d'onore, e non potrebbe essere altrimenti, per la co-conduttrice Giorgia Cardinaletti, definita la "domatrice" di Carlo Conti: padrona del palco e della scena, ha incantato con un abito dal taglio dritto di Ermanno Scervino prima e con un secondo nero dalle trasparenze "tattiche" poi, dimostrando che si può essere belle, brave e vestite divinamente senza sforzo apparente.

La discesa agli inferi della moda: quando il total black non basta

Se l’abito, si sa, non fa il monaco, talvolta contribuisce a far precipitare la giuria popolare in un baratro di perplessità. Laura Pausini, attesissima dopo i cambi di look delle serate precedenti, ha diviso la critica: se per la prima discesa in lungo abito nero senza spalline Balenciaga, arricchito da gioielli Bvlgari e guanti di neri lunghi, è stata promossa, il secondo cambio in un Balenciaga color borgundi non l’ha valorizzata, raccogliendo più di un sei politico. Ma è sul fronte maschile che si sono registrate le débâcle più clamorose. Dargen D'Amico, ormai una certezza per quanto riguarda l'originalità sopra la cintola, ha giocato il suo joker: giacca da smoking nera e pantalone corsaro verde, il tutto... a piedi nudi. Una scelta che ha spiazzato, meritandosi un due in pagella e la definitiva consacrazione come enfant terrible del red carpet, capace di rovinare l'outfit perfetto con un colpo di teatro, anzi, di pianta dei piedi.

Se Dargen stupisce in negativo, c'è chi annoia. Tommaso Paradiso, con il suo completo nero e camicia bianca, è stato paragonato a un cameriere pronto a prendere le ordinazioni in platea, un tre secco che fotografa la delusione per un look troppo anonimo per una finale che richiederebbe ben altro lampo. E che dire di Fedez e Marco Masini? La loro performance canora è stata salvata dalla melodia, ma gli outfit sono stati definiti un male non necessario: maglia mesh e gilet rock per l'uno, completi neri poco incisivi per l'altro, un uno in pagella che suona come una sentenza senza appello. J-Ax, tornato allo stile Walker Texas Ranger con tanto di frange, non ha convinto, mentre Raf, dopo giorni di velluti e principi azzurri, è apparso stanco in un blu elettrico che non ha lasciato il segno.

I colpi di scena e le citation: dal parrucchiere al cuore

La finale è stata anche il regno degli eccessi e dei richiami, alcuni riusciti, altri decisamente no. Elettra Lamborghini, dopo essere stata paragonata a una colonna dorica per un abito-scultura tempestato di Swarovski, ha incassato un due, anche se la sua simpatia ha tentato di salvare il salvabile. Ditonellapiaga, reduce da successi di stile e parrucche colorate, ha virato su un più classico bustier a balconcino, restando comunque tra le più seguite della kermesse. Poi ci sono gli ormai immancabili momenti "famiglia": se Sayf ha trascinato la madre sul palco per ringraziarla, commuovendo l’Ariston, il suo total white Moschino con giacca effetto rete da pesca ha destato più di una perplessità. E mentre Malika Ayane incantava in un abito d'argento A-line di Brunello Cucinelli con lunghi guanti bianchi, c'era chi, come Sal Da Vinci, è stato accusato di aver preso in prestito il completo dal caposala del ristorante accanto, maxi papillon compreso. Il vero colpo di scena, però, è stato visivo e imponente: l'ingresso di Andrea Bocelli a cavallo, un'immagine talmente surreale da lasciare il pubblico e i critico spiazzati, domandandosi il perché di una scelta così farsesca in una notte di musica.

Piedi per terra e testa tra le stelle: le sorprese last minute

Nonostante i passi falsi, qualche artista ha saputo regalare una gioia per gli occhi all'ultimo respiro. Levante, in un tubino di velluto nero con un cuoricino stampato strategicamente, ha portato una ventata di ironia e sensualità che è valsa un nove pieno. Mara Sattei, con un abito firmato Vivienne Westwood dalla gonna in tulle voluminosa e metallizzata, ha dimostrato una crescita stilistica inarrestabile, meritando il massimo dei voti per la capacità di incarnare lo spirito punk-aristocratico della stilista britannica. Patti Pravo, apparsa sul palco più come una divinità che come una concorrente, ha scelto un abito nero in velluto arricchito da uno scialle ricamato con perline che ritraevano una fenice: il simbolo perfetto per una carriera immortale, una lezione di stile senza tempo che mette d'accordo tutti su un nove. E mentre Chiello virava verso un punk-chic più compassato, la vera regina del dopo festival, quella che dovrà convivere con le sue foto per mesi, probabilmente sarà Serena Brancale, capace di unire il ricordo personale alla perfetta riuscita estetica, in una sintesi che è la vera essenza del vestirsi bene.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.