Sanremo 2026, i look della prima serata, ecco le pagelle: Can Yaman esagera con l'olio, Arisa brilla
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si è aperto il sipario sulla settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo e, come da tradizione, al Teatro Ariston non sono solo le note a farla da padrone. La prima serata, condotta da Carlo Conti affiancato da Laura Pausini e dal co-conduttore Can Yaman, ha trasformato il palco in una passerella ad alta densità fashion, dove i trenta Big in gara si sono sottoposti al giudizio implacabile del pubblico e degli addetti ai lavori. Se la musica è la ragione d'essere della kermesse, l'abito fa certamente il monaco, e i cantanti lo sanno bene: ogni dettaglio, dal taglio della giacca al colore delle unghie, diventa parte integrante della narrazione, amplificando il messaggio del brano o, talvolta, tradendolo in modo irrimediabile -1.
C'è chi ha scommesso sulla sobrietà più assoluta, come il direttore artistico Carlo Conti, che ha sfoggiato uno smoking doppiopetto blu notte firmato Stefano Ricci, un look che gli è valso un otto pieno per l'eleganza senza tempo, e chi invece ha puntato tutto sull'audacia, finendo talvolta per sconfinare nel territorio minato del cattivo gusto. Laura Pausini, in perfetta sintonia con l'haute couture di Giorgio Armani, ha incantato con un abito nero di velluto a sirena, arricchito da un prezioso collier di diamanti e tanzanite di Pomellato; un primo cambio che ne ha decretato la regalità assoluta, nonostante un terzo vestito blu ricoperto di cristalli non abbia forse bucato lo schermo come ci si aspettava -1. L'attenzione, però, era tutta per lui, per l'attore turco Can Yaman, il cui fascino mediterraneo è parso, a detta dei più, eccessivamente oliato e in bella mostra: la camicia slacciata fino al petto e una giacca tempestata di strass hanno convinto poco, tanto che la sua pagella si ferma a un cinque e mezzo, penalizzato da quel look "tamarro" che poco si addice alla sobrietà del palco dell'Ariston -1-7.
Tra i promossi a pieni voti spicca il nome di Arisa, autentica rivelazione della serata. L'artista lucana ha letteralmente brillato, e non è un modo di dire, grazie a un abito bianco firmato Des_Phemmes by Salvo Rizza, tempestato di oltre mille gocce di cristallo che ondeggiavano a ogni suo movimento, rievocando lo charme delle dive della Hollywood anni Quaranta. Un look che, unito a una performance vocale da brividi, le è valso un meritatissimo nove -1. Sul versante opposto, la giuria è stata spietata con Dargen D'Amico, il cui completo kimono arancione, abbinato agli immancabili occhiali a mascherina effetto "mosca", è stato bollato come un concetto troppo ermetico per essere compreso: un quattro in pagella per un look che, secondo i critici, nemmeno lui avrebbe capito fino in fondo -1-7.
L'audacia maschile e i ritorni al passato
Il menswear, in questa prima uscita, ha giocato un ruolo da protagonista, regalando però un copione altalenante. Michele Bravi, in Antonio Marras, ha convinto tutti con un completo check di lana retro, da crooner di altri tempi, guadagnandosi un sette pieno per la capacità di lasciare il segno senza troppi sforzi -1. Chiello, al contrario, è stato accusato di aver imbastito un look noioso e già visto, una sorta di versione low cost dello stile navy che non ha regalato alcun guizzo di follia -7. J-Ax ha tentato la carta del mood country, ma il suo completo da cowboy con tanto di bastone e stivali texani è parso forzato, più una macchietta che un omaggio a Beyoncé, e per questo bocciato con un quattro e mezzo -1.
Sul fronte femminile, se Arisa ha dominato, altre hanno raccolto consensi solo parziali. Levante, fasciata in un tubino Giorgio Armani ricoperto di microcristalli, ha ottenuto un otto e mezzo per la precisione quasi scultorea della silhouette, mentre Elettra Lamborghini, pur nel suo inconfondibile stile, ha spiazzato con un abito Tony Ward forse troppo carico di ricami dorati, fermandosi a un sei -1. Menzione a parte per Mara Sattei, il cui abito Vivienne Westwood dall'ampia gonna a palloncino è parso un elegante ritorno al passato, sufficiente ma non certo indimenticabile -7.
I look dei cantanti in gara tra citazioni e messaggi nascosti
Alcuni artisti hanno scelto di andare oltre la semplice estetica, nascondendo nei propri abiti messaggi profondi o tributi personali. Maria Antonietta, ad esempio, ha voluto omaggiare Nada riproducendo fedelmente l'abito bianco a fiori che la cantante indossò a Sanremo nel 1969, quando aveva appena quindici anni; un gesto di grande rispetto e un modo per legare la sua performance alla storia della musica italiana -4. Il suo compagno di duo, Colombre, ha invece fatto parlare di sé per la t-shirt indossata sotto la giacca Tom Ford, sulla quale campeggiava il volto dello scrittore Dino Buzzati, autore del racconto "Il colombre" da cui l'artista ha tratto il proprio nome d'arte: un dettaglio che si trasforma in un messaggio per chi vuole andare a fondo -4.
Anche la coppia formata da Fedez e Marco Masini ha suscitato reazioni contrastanti. Il loro total black, volutamente cupo e in linea con il brano "Male necessario", è stato paragonato all'uniforme di "due neo-assunti da Taffo per uno stage curriculare", con Fedez che, privato della sua musa Donatella Versace, ha optato per una semplicità che sa più di trascuratezza che di essenzialità studiata -7. Sul fronte opposto, Ermal Meta ha sfoggiato un look bohemien perfetto, con tanto di nome "Amal" ricamato sul colletto della camicia, un gesto dedicato a una bambina di Gaza che trasforma l'abito in un messaggio di pace -1.
L'eleganza del dettaglio e la classifica della stampa
Mentre la giuria della Sala Stampa, Tv e Web stilava la classifica provvisoria delle canzoni, piazzando Arisa, Fulminacci e Serena Brancale ai primi posti, il popolo dei social e gli esperti di moda decretavano i verdetti sul red carpet -3. Fulminacci, nonostante il buon piazzamento nella top five musicale, ha raccolto un sei per il suo completo grigio da "ragioniere in libera uscita", mentre Serena Brancale è stata premiata per la svolta elegante: addio a lustrini e trasparenze, benvenuto a un abito bianco regale con schiena nuda che le è valso un sette e mezzo -1. Patty Pravo, icona senza tempo, ha convinto con un lungo abito nero impreziosito da cristalli, un sette meritato per chi, come lei, l'eleganza ce l'ha nel dna -1.
La serata ha dunque confermato come Sanremo sia ormai un crocevia imprescindibile tra musica e moda, dove ogni capo, ogni accessorio, ogni scelta cromatica diventa oggetto di analisi e, talvolta, di spietata goliardia. Se la musica, si sa, è questione di gusti, il giudizio sui look è un campo di battaglia aperto a tutti, dove il confine tra il promo e il bocciato è spesso sottile come un tacco dodici. E mentre l'Ariston si prepara per le prossime puntate, con la cover night e la finale all'orizzonte, una cosa è certa: gli occhi del pubblico rimarranno incollati allo schermo, pronti a giudicare, promuovere o bocciare, con la stessa severità con cui si analizza una nota stonata -1-7.




