Speculazione e volatilità, il prezzo del gas in Europa
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Redazione Esteri
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Il prezzo del gas in Europa, negli ultimi mesi, ha subito un'impennata significativa, non tanto a causa della chiusura dei gasdotti russi o di un inverno particolarmente rigido, quanto piuttosto per l'ingordigia dei fondi di investimento. Molti analisti del settore energetico, solitamente cauti nelle loro dichiarazioni, ora parlano apertamente di "speculazione" per descrivere la situazione attuale. Questo fenomeno, evidente soprattutto da agosto in poi, ha portato a un aumento vertiginoso dei prezzi del gas.
Le riserve di gas negli impianti di stoccaggio sotterraneo in Europa sono scese a circa il 68%, con un tasso di prelievo dall'inizio della stagione di riscaldamento superiore del 28% rispetto alla media degli ultimi cinque anni, secondo Gas Infrastructure Europe (GIE). Nonostante ciò, i volumi di gas negli impianti UGS sono tra i più alti mai registrati, e il gas viene scambiato nella borsa europea a un prezzo di circa 480 dollari per 1.000 metri cubi.
Il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhgorod, in funzione dal 1984, è stato chiuso da Gazprom il 1° gennaio 2025, alle ore 8 di Mosca, a causa della scadenza del contratto firmato tra Ucraina e Russia nel 2019. Questo evento ha ulteriormente complicato la situazione del mercato energetico europeo, già influenzato da dinamiche speculative che amplificano la volatilità dei prezzi e mettono a rischio l'economia dei Paesi consumatori.
Il mercato globale dell'energia, e in particolare quello del gas naturale, è sempre più influenzato da investitori finanziari che trattano il gas come un asset speculativo.




