Benzina e diesel, l’aumento in Italia è tra i più bassi d’Europa ma il governo attacca le compagnie: “speculazione inaccettabile”
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Redazione Economia
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Mentre il prezzo del diesel in molte regioni italiane sfonda il tetto dei due euro al litro, toccando i massimi degli ultimi quattro anni, i dati diffusi dalla Commissione Europea raccontano una realtà in parte diversa da quella che si potrebbe immaginare guardando il tabellone luminoso del distributore sotto casa. L’escalation del conflitto in Iran, con il conseguente blocco dello stretto di Hormuz, ha infatti innescato una fiammata dei prezzi energetici in tutta l’Unione, ma l’Italia, stando alle rilevazioni ufficiali, sembra aver retto l’urto meglio di molti partner europei. L’analisi dei numeri, elaborati da Facile.it e aggiornati al 9 marzo, fotografa un rincaro della benzina del 5,5% e del diesel del 9,8% rispetto al periodo precedente l’inizio delle ostilità, una performance che colloca il nostro Paese tra quelli con gli aumenti più contenuti nell’intera Eurozona. Un dato, questo, che stride con la percezione di un assalto al portafoglio e che ha spinto il governo a puntare il dito contro un presunto comportamento speculativo messo in atto dalle compagnie petrolifere.
Il governo convoca i petrolieri e ipotizza nuove tasse sugli extraprofitti
Il malcontento dell’esecutivo, e in particolare della Lega, si è tradotto in iniziative concrete e dichiarazioni di fuoco. Matteo Salvini, nel corso di un sopralluogo a Milano, ha parlato senza mezzi termini di “aumenti inaccettabili”, annunciando la convocazione dei vertici delle principali aziende del settore per ottenere impegni vincolanti. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture ha evocato scenari che ricordano da vicino la recente tassazione sugli extraprofitti delle banche: se dalle compagnie non arriverà la disponibilità a rivedere i listini, il governo potrebbe chiedere un “congruo intervento economico” per ristorare, in qualche modo, famiglie e imprese. Una posizione, quella di Salvini, che si inserisce in un quadro politico reso complesso anche dalle diverse sensibilità sulla gestione della crisi internazionale, come dimostra il dibattito interno alla maggioranza sulle sanzioni alla Russia e l’opportunità di seguire l’esempio degli Stati Uniti, che hanno mostrato un approccio più flessibile.
Il caro-diesel colpisce il Sud e le isole, con la Calabria sul podio dei rincari
Al di là delle dispute politiche e dei tavoli tecnici, la realtà che emerge dai distributori è fatta di numeri che pesano sulle economie domestiche e sul tessuto produttivo. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy, nel suo monitoraggio quotidiano, registra un prezzo medio del diesel al self service che ha abbondantemente superato i due euro, con punte che in Sicilia, Valle d’Aosta e nelle province autonome di Trento e Bolzano raggiungono quota 2,10 euro al litro. Particolarmente preoccupante è la situazione in Calabria, dove il gasolio si attesta a 2,080 euro al litro, un paradosso se si considera che si tratta di una regione con redditi tra i più bassi d’Italia. Qui, come nel resto del Mezzogiorno, il problema è acuito dai costi di trasporto del carburante dai grandi centri di stoccaggio fino alle pompe, una variabile che amplifica il disagio per i consumatori e che rende ancora più gravoso il conto per l’autotrasporto, già in ginocchio per l’aumento delle materie prime. L’impennata dei prezzi, causata dall’interruzione delle rotte petrolifere nel Golfo Persico e dalle accresciute tensioni geopolitiche, sta avendo ripercussioni a catena che vanno ben oltre il pieno d’auto.
Bollette più care fino a 350 euro l’anno, allo studio bonus per le famiglie a basso reddito
L’onda lunga del conflitto, infatti, non si ferma ai carburanti, ma investe con violenza anche le bollette di luce e gas, per le quali si profila un rincaro medio annuo di 350 euro a famiglia secondo le stime della Cgia di Mestre. Un aumento del 45% per il petrolio e del 62% per il gas, che per un paese importatore netto di energia come l’Italia si traduce in un esborso complessivo aggiuntivo di circa 9,3 miliardi di euro. Di fronte a questo scenario, il governo sta valutando misure tampone per attutire il colpo, concentrandosi in particolare su un bonus destinato ai nuclei familiari con Isee inferiore ai quindicimila euro e su sgravi fiscali mirati per le aziende più esposte alla crisi, come quelle dell’autotrasporto. Una strategia che, per ora, sembra escludere il ricorso al taglio delle accise, un meccanismo già utilizzato in passato ma che oggi appare meno percorribile, mentre l’ipotesi delle “accise mobili” continua a dividere la maggioranza, tra i dubbi del ministro Urso e le aperture del titolare della Farnesina, Antonio Tajani.




