Fabio Quartararo si riprende la scena a Goiania: quarto in qualifica e sesto nella sprint nonostante i limiti di una Yamaha ancora acerba
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Redazione Sport
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Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, si dice, eppure Fabio Quartararo, nelle pieghe di un weekend che si preannunciava complicato come gli altri, ha scelto di farsi sentire nel modo più eclatante: in pista. Il circuito di Goiania, che torna a ospitare la MotoGP dopo quasi quattro decenni, ha regalato al francese della Yamaha una giornata di quelle che, a guardare la classifica del mondiale e le difficoltà croniche della nuova M1 con motore V4, sembravano ormai un miraggio. Il quarto posto in qualifica, ottenuto nel pomeriggio di sabato, vale quasi quanto una vittoria per un pilota abituato a lottare per i titoli ma oggi costretto a fare i conti con una moto che, per sua stessa ammissione, manca di punti di forza concreti. Un’impresa resa possibile, va detto, da una combinazione di circostanze che il diretto interessato non ha esitato a riconoscere: le cadute di molti avversari nella sessione decisiva hanno aperto uno spiraglio, e Quartararo, che già al mattino aveva centrato l’accesso diretto alla Q2, non se lo è lasciato sfuggire.
Il tempo di 1’17”561, a soli 151 millesimi dalla pole position conquistata da Fabio Di Giannantonio, racconta di un giro secco ai limiti del fattibile per la moto giapponese. Lo stesso pilota, al cospetto della stampa internazionale, ha parlato senza giri di parole di giornata migliore dell’anno, specificando però come il risultato fosse possibile solo azzardando al massimo e sfruttando condizioni di pista ancora non perfettamente stabili. E se il quarto posto in griglia era già un’eccezione, la sprint race ha confermato il momento di grazia: un avvio bruciante lo ha proiettato addirittura in seconda posizione, a tallonare i leader, prima di cedere progressivamente il passo ai ritmi più sostenuti delle Ducati e delle Aprilia, chiudendo comunque in sesta piazza. Un piazzamento che, se letto in controluce, restituisce l’immagine di un pilota che, come ha sottolineato lui stesso, sente di non aver smarrito lo smalto nemmeno nei duelli ravvicinati con i campioni del calibro di Marc Marquez.
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Se la prestazione di Quartararo ha acceso un riflettore sull’abilità del pilota, il contesto tecnico rimane quello di un cantiere aperto. La nuova Yamaha, equipaggiata con il motore a V4, è un progetto ancora acerbo che richiede tempo e chilometri per essere compreso e sviluppato. I test di Sepang e il primo round in Thailandia avevano già delineato un quadro critico: un gap di prestazioni evidente, specialmente nel passo gara, e una messa a punto che lascia i tecnici con più dubbi che certezze. Massimo Meregalli, dal box, aveva parlato di un vero e proprio processo di apprendimento, e Quartararo stesso, dopo la gara thailandese, aveva espresso frustrazione per una situazione di stallo, tanto che la Yamaha aveva scelto di non esporre i propri piloti alla zona mista.
A Goiania, nonostante il risultato brillante, il copione non cambia nella sostanza. Il francese è stato il primo a frenare ogni entusiasmo: la prestazione in qualifica e nella sprint, ha spiegato, non cancella le mancanze strutturali della M1. Il problema principale resta la mancanza di velocità di punta, un handicap pesantissimo sui lunghi rettilinei del circuito brasiliano dove le moto europee hanno potuto esercitare tutto il loro potenziale. A ciò si aggiungono le difficoltà nel trovare il feeling con l’anteriore e una gestione della gomma che, sui long run, continua a evidenziare limiti evidenti. Il quarto posto sulla griglia, insomma, è stato il frutto di un giro secco perfetto in una sessione particolare, non l’indicatore di una svolta imminente.
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L’inedito tracciato brasiliano si è confermato terreno fertile per gli imprevisti, contribuendo a rimodellare le gerarchie abituali. La sessione di qualifica è stata costellata di scivolate che hanno coinvolto alcuni dei favoriti della vigilia: Jorge Martin, Pedro Acosta e lo stesso Francesco Bagnaia, quest’ultimo autore di un incidente alla curva 10 che lo ha relegato in quarta fila. La pista, resa insidiosa anche da alcune riparazioni d’emergenza sull’asfalto dopo le piogge del venerdì, ha creato le condizioni ideali per chi, come Quartararo, aveva meno da perdere e poteva permettersi di spingere senza le pressioni di chi lotta per il Titolo.
Proprio in questo contesto, la Yamaha ha trovato il suo momento migliore. Al di là del risultato di Quartararo, si segnala la presenza di Toprak Razgatlioglu, rookie turco in sella all’altra M1 del team Pramac, capace di centrare l’accesso alla Q2 e di qualificarsi dodicesimo, dimostrando una capacità di adattamento sorprendente su un circuito per lui sconosciuto. Dall’altra parte del box, invece, Alex Rins e Jack Miller hanno faticato a trovare il passo giusto, a testimonianza di quanto la competitività della moto sia ancora legata a filo doppio alla sensibilità del pilota e alla capacità di estrarne il massimo in condizioni limite.
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Più che il punteggio ottenuto nella sprint o la casella in griglia, a contare per Quartararo è la dimostrazione pratica di una resilienza che, in una stagione già compromessa sul piano degli obiettivi, assume un valore quasi etico. Il francese ha sfruttato ogni variabile a suo favore: la scarsa conoscenza del tracciato da parte di tutti, l’assetto variabile delle condizioni meteorologiche che hanno mescolato le carte, e la scia di incidenti che ha decimato i rivali. L’ha definita “l’opportunità” di una giornata, sottolineando come il risultato fosse possibile solo in un contesto così peculiare e con un azzardo tattico costante.




