L'Italia e la questione dei diritti LGBTI
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Redazione Interno
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Il 7 maggio, il governo italiano ha firmato una dichiarazione europea contro l'omofobia, la transfobia e la bifobia. Tuttavia, dieci giorni dopo, ha rifiutato di firmare un documento simile che chiedeva un maggiore impegno da parte degli stati europei per attuare misure a favore delle minoranze LGBTI+.
Contraddizioni nelle decisioni del governo
La motivazione addotta per la mancata sottoscrizione del secondo documento è stata che, essendo "sbilanciato sull'identità di genere", richiamerebbe l'impostazione del ddl Zan. Questo ha suscitato polemiche, in particolare da parte di Roccella e Meloni, che hanno affermato: "Ci sono le femmine e ci sono i maschi. No alla teoria gender nelle scuole. La GPA è disumana".
L'Italia e la Giornata Internazionale contro l'OmoBiTransfobia
Queste decisioni sono arrivate poco prima della celebrazione della Giornata Internazionale contro l'OmoBiTransfobia. L'Italia si trova sempre più in basso nella classifica dei diritti LGBTI+ e il governo Meloni ha schierato il nostro paese contro la dichiarazione con cui la presidenza del Belgio ha invitato l'Unione Europea a impegnarsi per la tutela dei diritti della comunità LGBTI+.
Reazioni dell'esecutivo
L'esecutivo ha tentato di giustificare la mancata partecipazione al voto europeo. La ministra Eugenia Roccella e la premier Giorgia Meloni hanno alimentato il fuoco della discriminazione istituzionale.
Una vita controcorrente
Bruno Tommassini, stilista e fondatore dell'Arcigay nazionale nel 1985 e quella di Arezzo 15 anni fa, ha condiviso la sua vita per oltre 48 anni con Edoardo Marziari, sposato nel 2016. Ha dichiarato con orgoglio: "Scriva pure che sono frocio e non un appartenente alla comunità Lgbtqi+, una sigla che ha poco senso e in cui non mi riconosco". Tommassini ha dedicato la sua vita alla lotta per i diritti gay, nonostante l'Italia sia ancora indietro in questo campo.




