Un’altra vita spezzata sul Gra: 40enne morta nello scontro tra auto e moto, identico tratto della strage del soccorritore
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Redazione Interno
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L’asfalto del Grande Raccordo Anulare di Roma si tinge ancora di rosso, e lo fa, quasi con ossessiva continuità, nello stesso identico chilometro che solo poche ore prima era stato teatro dell’ennesima scena di dolore. Una donna di quarant’anni, in sella alla sua moto, ha perso la vita nel primo pomeriggio di oggi, dopo un violento impatto con un’automobile la cui dinamica – va detto – è al vaglio degli inquirenti che stanno cercando di ricostruire gli ultimi, drammatici secondi precedenti lo schianto.
L’incidente si è consumato lungo la carreggiata esterna del Raccordo, all’altezza del chilometro 41,700, quel tratto maledetto che si snoda tra le uscite 21 e 22 – Tuscolana e Anagnina, per intenderci – dove la segnaletica e le barriere laterali hanno ormai imparato a convivere con la scia di tragedie. La due ruote, urtata dall’auto con cui è entrata in collisione, sarebbe stata sbalzata per decine di metri prima di arrestare la sua corsa contro l’asfalto: un impatto, quello contro il manto stradale, che per la quarantenne non ha lasciato scampo. Sul posto, giunti a sirene spiegate, i sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, mentre il personale Anas e le forze dell’ordine provvedevano a mettere in sicurezza l’area e a gestire il traffico, immediatamente rallentato a causa dell’attivazione dei rilievi tecnici.
La macabra coincidenza con l’omicidio stradale del week-end
Ciò che rende questo ennesimo decesso particolarmente agghiacciante è la sua collocazione geografica, quasi una beffarda ripetizione della tragedia occorsa all’alba di domenica. A poche decine di metri da dove oggi è morta la motociclista, nella stessa fascia oraria in cui il buio lascia spazio alle prime luci del giorno, aveva perso la vita Antony Josue, una guardia giurata di 35 anni. La sua, però, era stata una morte doppiamente ingiusta: lui non era un automobilista distratto né un motociclista fuori controllo, bensì un soccorritore occasionale, fermato per prestare aiuto a tre persone rimaste intrappolate all’interno di una Fiat 500 rovesciata al centro della carreggiata.
Proprio mentre tentava di estrarle dal groviglio di lamiere, Josue era stato falciato da una Mercedes guidata da un italiano di 21 anni. Due incidenti – quello di domenica e quello di oggi – separati da poche ore di orologio e da meno di un centinaio di metri di asfalto, a dimostrazione di come quel tratto del Gra sia diventato una sorta di camera di combustione per la violenza stradale. Non è chiaro, al momento, se la quarantenne di oggi avesse visto o meno ciò che era accaduto il giorno prima, né se le autorità avessero già predisposto dispositivi di rallentamento in quella zona dopo l’investimento mortale del soccorritore.
Una scia di sangue senza soluzione di continuità
La statistica degli incidenti mortali sulla Capitale e sul suo principale anello di scorrimento si appesantisce così con un nuovo, drammatico capitolo. A ben guardare, quello di oggi non è neppure il secondo caso in due giorni: gli episodi si susseguono con una cadenza che lascia intravedere una vera e propria emergenza silenziosa, fatta di velocità eccessive, distrazioni fatali e, forse, di una mancata riconsiderazione della sicurezza in un tratto che già domenica aveva mostrato la sua pericolosità intrinseca.
Poche ore prima dell’incidente odierno, anche un’altra donna era rimasta uccisa in circostanze analoghe sempre sul Raccordo, portando il conto delle vittime sulle strade laziali a un livello che gli addetti ai lavori definiscono ormai insostenibile. Le due donne – la quarantenne di oggi e l’altra giunta al Pronto Soccorso senza vita – condividono quindi il tragico destino di essere finite nell’indice di una mobilità che sembra non conoscere tregua.
Dinamiche ancora al vaglio e rilievi in corso
Gli inquirenti, come spesso accade in questi casi, procedono con estrema cautela nell’attribuire responsabilità. L’esatta dinamica dello scontro tra la moto e l’auto non è stata ancora ufficializzata: si cercherà di capire se uno dei due mezzi abbia invaso la corsia altrui, se ci sia stata una mancata precedenza o se, invece, a giocare un ruolo decisivo sia stato un fattore esterno come il fondo stradale reso viscido oppure l’abbagliamento dei fari.
Le forze dell’ordine hanno acquisito le testimonianze degli automobilisti che hanno assistito alla scena – alcuni dei quali, va immaginato, ancora sotto choc – e stanno analizzando le tracce di frenata sull’asfalto per determinare la velocità tenuta dai due veicoli al momento dell’urto. Quello che appare ormai certo, agli occhi di chi percorre ogni giorno questo tratto del Gra tra Tuscolana e Anagnina, è che qualcosa, in quel chilometro 41,700, si sia spezzato a livello strutturale. Forse la segnaletica orizzontale, forse la conformazione della curva, forse la sola, maledetta abitudine di premere l’acceleratore senza pensare che il limite di velocità, sulle strade a scorrimento, non è un consiglio ma un obbligo.




