Siria, strage durante la preghiera del venerdì: esplosione in una moschea alawita a Homs
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Redazione Esteri
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Un'esplosione ha squarciato la preghiera del venerdì nella moschea alawita Imam Ali bin Abi Talib, nel quartiere di Wadi al-Dahab a Homs, causando una strage che le autorità locali hanno quantificato in almeno otto persone uccise e altre diciotto rimaste ferite, molte delle quali in condizioni gravi. L'attentato, avvenuto in un angolo della sala principale mentre i fedeli erano raccolti in preghiera, ha riacceso i timori di una recrudescenza del terrorismo settario in un paese stremato da anni di conflitto, sebbene non sia ancora del tutto chiaro se a causare il massacro sia stato un ordigno piazzato o l'azione di un attentatore suicida.
La rivendicazione e il precedente
La responsabilità dell'azione è stata assunta, poche ore dopo la deflagrazione, dal gruppo estremista sunnita Saraya Ansar al-Sunna, formazione armata emersa in seguito alla caduta del precedente governo e già autrice, secondo quanto da essa dichiarato, di un sanguinoso attentato alla chiesa greco-ortodossa di Sant’Elia a Damasco lo scorso giugno. La scelta del luogo e del momento — una moschea della minoranza alawita durante la funzione più importante della settimana — delinea un attacco volutamente simbolico e destabilizzante, che mira a colpire nel profilo religioso e identitario.
Il dolore collettivo
Il giorno seguente la tragedia, centinaia di persone si sono radunate sotto una pioggia battente all'esterno del luogo di culto, in una scena di lutto collettivo e di raccoglimento prima che i convogli funebri partissero per la sepoltura delle vittime. Quella folla in silenzio, nonostante il freddo e le condizioni proibitive, ha mostrato ancora una volta la capacità di resistenza di una popolazione che ha già sofferto innumerevoli perdite, ma ha anche posto una drammatica interrogativo sulla sicurezza in aree considerate relativamente stabili.
Il quadro di violenza persistente
L'episodio di Homs, al di là delle immediate dinamiche esecutive e delle rivendicazioni, si inserisce in un contesto nazionale ancora estremamente fragile e percorso da tensioni, dove gruppi estremisti continuano a trovare spazio per operare. L'attacco alla moschea alawita, seguìto a quello contro la chiesa di Damasco, indica una strategia precisa di colpire i luoghi di culto per alimentare le divisioni settarie, in una nazione che fatica a ricostruire non solo le proprie infrastrutture materiali ma anche il tessuto sociale, lacerato da una guerra che ha ridisegnato equilibri di potere e lasciato ferite profonde.




