L’accordo sulle terre rare tra Usa e Ucraina concede a Washington vantaggi economici e controllo strategico
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Redazione Esteri
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Mentre l’Ucraina cerca di bilanciare le pressioni geopolitiche e le esigenze di ricostruzione, l’amministrazione Trump ha spinto per un accordo che garantisce alle imprese americane condizioni privilegiate nello sfruttamento delle risorse naturali, comprese le terre rare, fondamentali per l’industria tecnologica e militare. La bozza del documento, anticipata da Bloomberg e ripresa dal Financial Times, prevede non solo un regime fiscale agevolato per le aziende statunitensi, ma anche clausole che le proteggerebbero da eventuali interruzioni dovute a conflitti, garantendo indennizzi in caso di forza maggiore.
Il testo, ancora in fase di negoziazione, confermerebbe inoltre il diritto di prima offerta agli Stati Uniti su qualsiasi futuro investimento in infrastrutture critiche – strade, ferrovie, porti – e nello sfruttamento di petrolio, gas e minerali strategici. Una mossa che, secondo fonti vicine al governo ucraino, mira a consolidare l’influenza di Washington sul Paese, potenzialmente marginalizzando altri alleati e complicando il percorso di adesione all’Unione Europea.
Particolarmente controversa è la richiesta, avanzata da Trump, di un risarcimento per le forniture militari già inviate a Kiev, senza che ciò sia legato a garanzie di sicurezza aggiuntive. Sebbene Zelensky abbia presentato al parlamento ucraino proposte per agevolare gli investimenti esteri, l’accordo rischia di svantaggiare economicamente l’Ucraina, trasferendo gran parte dei rischi sul governo di Kiev mentre i benefici restano saldamente nelle mani delle corporation americane.




