Assad in esilio a Mosca, il dittatore siriano accolto da Putin
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Bashar al-Assad, il deposto dittatore siriano, ha trovato rifugio a Mosca, accolto dal suo alleato Vladimir Putin. Dopo anni di repressione brutale contro il proprio popolo, bombardamenti su ospedali e l'uso di gas contro i civili, Assad ha lasciato la Siria con la moglie Asma e i figli, fuggendo su un volo cargo russo che ha spento perfino il radar di bordo per evitare di essere intercettato.
La fuga di Assad è avvenuta in un contesto di crescente pressione da parte dei ribelli siriani, che da un anno pianificavano il rovesciamento del regime. Hassan al-Hamvi, comandante dell'organizzazione Hajat Tahrir al-Sham (Hts), ha dichiarato che la milizia islamista, con sede nella Siria nord-occidentale, aveva iniziato i preparativi concreti per l'operazione già l'anno scorso. Nonostante gli attacchi delle truppe governative nel 2019 avessero indebolito l'organizzazione, la mancanza di una leadership unificata e di controllo sulla lotta è stata identificata come il problema principale.
Assad, consapevole che non sarebbe giunto alcun aiuto esterno né dalla Russia né dall'Iran, ha deciso di fuggire. I suoi appelli al Cremlino affinché intervenisse in difesa del regime sono rimasti inascoltati, con la Russia che ha dato priorità alla situazione in Ucraina. Ora, Assad ha iniziato una nuova vita a Mosca, lontano dalle conseguenze delle sue azioni in Siria.
La sua fuga segna la fine di un'era di tirannia durata un quarto di secolo, durante la quale Assad ha governato con il pugno di ferro, reprimendo ogni forma di dissenso e causando sofferenze indicibili al suo popolo.




