Assad in esilio a Mosca, la nuova Siria tra incertezze e speranze
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Redazione Esteri
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In piazza degli Omayyadi a Damasco, ieri, si respirava un'aria di liberazione, un respiro profondo dopo decenni di oppressione. La folla, composta da uomini, donne e bambini, si è radunata per celebrare la caduta del regime di Bashar al-Assad, il dittatore che ha governato la Siria con pugno di ferro per 24 anni, proseguendo la tirannia iniziata da suo padre. Tra balli, canti e preghiere, la piazza si è trasformata in un simbolo di speranza e rinascita per un popolo che ha sofferto troppo a lungo.
Ilam Turkmani, una donna di cinquant'anni nata e cresciuta a Damasco, è arrivata presto per le prime preghiere del venerdì. Seduta su uno scalino, con il suo pacchetto di sigarette, ha osservato la folla con occhi pieni di emozione. La caduta di Assad, avvenuta grazie all'intervento dei ribelli guidati da Abu Mohammed al-Jolani, pone ora tre grandi incognite per il futuro della Siria. Al-Jolani, leader dei ribelli siriani, ha invitato i cittadini a scendere in piazza per celebrare la vittoria della rivoluzione, ma ha esortato a farlo senza sparare, poiché "i proiettili costano".
Nel frattempo, Assad è fuggito a Mosca con la moglie Asma e i figli, su un volo cargo russo che ha spento perfino il radar di bordo per evitare di essere identificato. Da pochi giorni, l'ex dittatore ha iniziato una nuova vita in esilio, lontano dai processi dell'Aia e dalle proprietà immobiliari che ha accumulato durante il suo regime. La sua fuga segna la fine di un'era di terrore, ma apre anche nuovi interrogativi sul futuro del Paese.
Il nuovo premier ad interim della Siria, Mohammed al-Bashir, ha pronunciato il sermone del venerdì nella celebre moschea degli Omayyadi, invitando alla preghiera e alla riflessione.




