Siria, il futuro dopo Assad
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Redazione Esteri
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Il clan Assad è uscito di scena in Siria, dopo un'offensiva guidata da Abu Mohammed Al-Joulani, ex membro di Al Qaeda e fondatore di Hayat Tahrir Al-Cham. Le città di Aleppo, Hama, Homs e Damasco sono cadute una dopo l'altra senza eccessi di violenze, ma ora si teme una "balcanizzazione" del Paese. La Siria, martoriata da tredici anni di guerra civile, si trova ora a un punto di svolta critico, con un cauto ottimismo verso il futuro.
Leyla Dakhli, storica della Siria e specialista in rivoluzioni arabe, ripercorre le condizioni e il significato della caduta di Bashar al-Assad. Discute del ritorno dei rifugiati e sottolinea le differenze con i processi in atto in Libia e Tunisia. Il modo in cui i ribelli guidati dal gruppo Hayat Tahrir al-Sham hanno rovesciato il regime di Bashar al-Assad può essere visto come un’estensione della rivolta lanciata nel 2011. Cosa succede nei processi politici e istituzionali una volta che il tiranno è fuggito? Come sono presenti e mobilitati oggi in Siria gli esempi e i controesempi iracheni, egiziani e tunisini?
La Siria si appresta a vivere un momento di svolta critico e i bisogni di bambini e bambine non sono mai stati così urgenti. Negli ultimi 14 anni, il conflitto e le crisi economiche hanno messo circa 16,7 milioni di persone in condizioni di bisogno. Tra queste, circa il 45% si stima che siano bambini, quindi un totale di 3 bambini su 4 hanno necessità urgente di sostegno.
Oltre il muro di cemento, svetta la bandiera della nuova Siria, verde bianca e nera. Le poche guardie armate controllano distratte i documenti, mentre in lontananza si sentono gli spari di festa dei “rivoluzionari”.




